Coccole

Oggi una delle mie alunne speciali mentre giocherellavamo con numeri, mele e cuori mi ha detto: profe, io a casa non ho nessuno che mi vuol bene.

Io l’ho guardata stupita perché è sempre allegra e perché conosco il bene che le vogliono i genitori e tutta la sua grande famiglia e  vedo la cura e l’intelligenza con cui stanno con lei. Poi le ho detto. ma scusa con chi stai quando sei in casa? Con la mamma! mi ha risposto. E allora? Ma lei poi va via profe… E quando va via con chi stai? Col babbo! E dunque? Ma profe io ho bisogno di tante coccole, sempre. Voglio che tutti mi vogliano sempre bene… non è così profe?

E’ vero, è proprio così. Non è  che sia poi così speciale, quella mia alunna. Il cuore suo è uguale al mio.

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A volte a scuola capita che un tuo alunno abbia un incidente in motorino e che tu debba consolare i compagni che piangono prima di sapere cosa si è fatto. E poi, magari, scopri che la macchina che ha causato l'incidente e se n'è andata è di una ragazza che conosci. Capita che i ragazzi di una classe si offendano a vicenda cogliendo in maniera cattiva le debolezze dell'altro. Capita che tu ci abbia anche già parlato e, magari, fatto un post sul vostro blog. Capita anche che nonostante tutto, tu sappia che si sono detti cose irripetibili e che uno di loro ne soffre davvero. La cosa terribile è che agli non gliene frega niente: riescono solo a dire che anche lui risponde male. Ancora una volta a dare la colpa a qualcun altro, ancora una volta sembra che l'unico problema sia che non mi dichiarino colpevole, ancora una volta l'unico punto di vista possibile è il mio, ancora una volta sembra che non ci sia altra possibilità che schierarsi tra i buoni o i cattivi.

Non mi piacciono questi studenti. Sono grigi e neri, senza colori. Sono brutti e spenti, quando li guardi mentre sono seduti in classe e vai a fare una sostituzione. Non c’è curiosità nei loro occhi. Non fanno ridere, non fanno piangere, non fanno muovere né commuovere. Non gridano la loro rabbia, il loro dolore, la loro attesa. sembra che non ci siano sentimenti dietro la maschera del loro volto. Sanno essere violenti, arroganti, presuntuosi, strafottenti, maleducati, sfaticati ma come se fossero in tivù ad un reality: mai veri fino in fondo, mai davvero presenti, mai coinvolti per davvero. Un piede sempre fuori. Secondo me si innamorano come i tronisti di Maria: per finta.
E tutti i giorni sono già vecchi prima di nascere.

Un amore impossibile

E’ la fine di settembre. La scuola è ricominciata, piano piano i volti riprendono ad essere familiari dentro un quotidiano incontrarsi.

Profe, mi chiede un ragazzo, come ha fatto lei a liberarsi da un amore impossibile?

E la profe resta spiazzata. Anche se ne sa una più del diavolo, anche se ha senpre una parola con cui replicare e un consiglio non richiesto da distribuire… quando una domanda arriva così, diretta, sincera, semplice e vera resta spiazzata. E un dubbio le si affaccia alla mente: mi prende per il culo. Ma le basta alzare gli occhi da quello che fa, fissarli nei suoi per capire che vuole proprio saperla quella cosa lì: niente giochetti. E allora non ci si può più tirare indietro, non si può rispondere con qualche frase fatta, con un ipsedixit personale. Devo raccontare di me, mica storie.

Eccomi dunque a farfugliare di cotte trapassate o di infatuazioni del passato prossimo… con quel briciolo di imbarazzo che ti fa capire che non racconti novelle. Ma il ragazzo mi guarda e scuote il capo, gli occhi delusi. No no profe, non parlavo di queste cose qui. Ci riprovo. Ma il risultato è identico.

No, profe, lasciamo perdere, conclude e se ne va.

E io resto lì come un baccalà con la sensazione di aver perso qualcosa nella vita e mi chiedo come ho fatto ad arrivare a 50 anni senza nemmeno un amore impossibile.

E da allora ogni tanto ci ripenso: cos’è un amore impossibile? Come si sopravvive ad esso? E quale sarà stato mai quel suo amore impossibile del quale forse voleva parlarmi?

In effetti ai miei post sull’amore, mancava proprio un post sull’amore impossibile. Datemi solo  un altro po’ di tempo di gestazione.

Ci sarà tempo per le parole

Normalmente il dolore, la tristezza, la nostalgia restano fuori dalle aule scolastiche. La morte, poi, è chiusa nel doppio fondo del cuore. Quanta energia, impegno e costanza ci mettiamo per dimenticarci che esiste.
A volte entra di soppiatto in classe, indirettamente, e si defila con rapidità.
Molte volte si riesce a far finta di niente, a non accorgersi nemmeno del suo passaggio. E quanta distanza, il giorno dopo, tra chi è stato sfiorato dalla morte e gli altri.
Altre volte i ragazzi non volgono lo sguardo, cercano un modo di far vedere all’amico che gli sono vicini. E tu li vedi, impacciati, vestiti da discoteca o da uomini e donne dentro la chiesa, abbracciare l’amico, con affetto, con tenerezza: perché un papà che se ne va li tocca tutti, in un modo o in un altro… e un papà che se ne va improvvisamente li mette ancora più allo scoperto.
E ti viene voglia di sussurrar loro agli orecchi, di non vergognarsi delle lacrime che scendono giù copiose…
E sai che non saranno domani uguali ad ieri, guardandosi si vedranno un pochino anche come si vedono ora anche se faranno e diranno le stesse cose.
E mentre l’abbracci e lui ti dice sorridendo: sono così felice profe, che siate venuti… quando vi ho visto…. tu vorresti dirgli che , cazzo, sono così arrabbiata che posso fare così poco, che domani sarai solo, e due parole non basteranno, e dovrò ricominciare a parlare di esame e di matematica e non ci sarà tempo di guardarci negli occhi come ora… invece, ricambio l’abbraccio, gli sorrido e gli faccio una carezza.

La felicità non è un monomio

Caro Davide,

la felicità non si può definire così, come se fosse un ente matematico, a cuor leggero. Perché è così difficile capire parole come amore, felicità, libertà che sono caratteristiche dell’uomo? In realtà non mi interessa la definizione e neanche a te, penso, altrimenti non  avresti aggiunto in fondo quel ‘per lei…’ Per parlare di queste cose dobbiamo partire dall’esperienza che facciamo di esse: come parlare di amore senza pensare a quando mi sono innamorata o alle persone che amo? Pura teoria che non interessa la vita.
Quando ero piccola, 18 anni più o meno, della felicità conoscevo solo la mancanza, o almeno così mi sembrava. La desideravo, la cercavo, intorno a me, nelle cose, nelle persone… ma niente mi rendeva soddisfatto (Ho sempre pensato Quando avrò questo sarò saziato Ma poi avevo questo…ed era lo stesso) non sapevo cosa cercavo ma sapevo che qualcosa mi mancava. Mi sentivo profondamente non felice. Ma sapevo, nello stesso tempo, che quel qualcosa da qualche parte c’era, perché non si sente la mancanza di qualcosa che non esiste.

Questa storia potrebbe continuare ma … anche no! Dimmi tu.

Profe

Senza offesa per nessuno

Ci sono stati i capelloni, i figli dei fiori, i dark, i punk, i paninari, i ragazzi della pantera.
Adesso ci sono gli emo.
Se il cuore dell’uomo è in tutte le epoche lo stesso, deve esserci un motivo al di fuori di loro perché i giovani (alcuni tra i giovani) decidano di reagire alla società, di affermare se stessi di fronte agli adulti in modo così diverso, da epoca ad epoca.
Ci penso da quando ho saputo che esistono gli emo. E che ce l’ho nelle classi.
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avellere

Le interrogazioni dei miei studenti di terza di questo periodo sono sconvolgenti.
Non è che non studiano: anche, ma questo sarebbe il meno.
Non è che non capiscono: si può sopportare, chiudere un occhio e rispiegare.
Non è che ti prendono in giro: si potrebbe rispondere a tono.
Non è che sono strafottenti: avresti qualcuno con cui lottare.
Non è che sono stupidi: potresti compatirli.

Sono, semplicemente, banalmente, orridamente, scientificamente, completamente

avulsi

Perdona loro perché non sanno di cosa stanno parlando. Come faccio a dargli due?

Credo che per studiare (perchè, ORRORE!, studiano) si stacchino la testa, si strappino il cuore, eliminino la passione e la curiosità dalla loro pelle e dalle loro vene e, finalmente, aprano il libro. Cosa resta? Una serie di parole senza senso che cercano di rivogare a me. Ogni tanto però cambio domanda… o gli faccio ripetere la risposta… o gli domando (AGGHIACCIANTE!) perchè… e allora vanno in tilt come poveri robottini senza anima.
Avulsi da se stessi.