Vorrei

Vorrei avere braccia grandi per portare tutti con me, vorrei avere  parole giuste perché nessuno si senta più solo, vorrei avere due orecchie grandi per ascoltare tutti quelli che hanno qualcosa da raccontare, vorrei avere un grande cuore per riuscire ad amare nel modo migliore, vorrei avere una bacchetta magica per togliere sofferenza, dolore e malattia, vorrei avere una salda memoria per non scordarmi mai un nome, un compleanno, un onomastico, vorrei avere un cervello pronto per capire qual è la cosa giusta da fare e un corpo abile ed  instancabile per riuscire a farlo.

Ma sono solo un povero essere umano e prego dio che ha cuore e braccia immensi di fare tutto questo per me.

E lo ringrazio perché con il mio piccolo cuore, i miei ottanta centimetri di braccia, il mio cervello,così limitato posso essere un piccolo tratto del suo grande disegno di misericordia.

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Francesco

Se qualcuno mi conosce da qualche centinaio di post sa che dentro di me c’è uno strappo tra la tenerezza del giovedì santo e la croce del venerdì.

Questo papa le sta rimettendo una vicina all’altra: gioia, tenerezza, croce, speranza.

Chissà che un giorno non facciano pace anche dentro di me.

baratri

Com’eri bella da piccina! mi diceva sempre mia mamma. Com’eri sorridente da piccina! Ridevi sempre e cantavi per la casa.

La mamma forse pensava di farmi un complimento ma io capivo solo che non ero più come prima. Capivo che non le piacevo. Capivo che non ero stata in grado di mantenere le promesse, corrispondere alle sue aspettative.

Anche adesso mi capita che quando  le persone mi parlano al passato io sento una tristezza che mi invade il cuore e un baratro aprirsi.

Pippo e pluto

‘prof’ mi domandano i miei studenti ‘ma non si annoia a spiegare sempre le stesse cose?’
Oh no… rispondo io, mi annoio invece, a rispondere sempre a questa stessa domanda. Ma via, no che non ho risposto così… tutti (!?) subito pronti a prendere le parti degli studenti. Gli studenti non ci credono mai che non mi annoio a spiegare tante volte, anno dopo anno, come si fa a sommare due frazioni o cosa vuol dire risolvere un sistema… E io non so come spiegar che è la loro presenza, la loro esperienza dell’apprendere una cosa nuova che rende ogni volta diverso il ripetere quelle stesse cose.  Ad essere precisi io non ripeto mai le stesse cose: io li accompagno nel loro percorso di scoperta di quella cosa e ogni volta il percorso è diverso, diversi i particolari intorno a noi, diversa l’intonazione del loro noooo, ganzo! quando scoprono che è proprio vero, quando si accorgono di qualcosa che è sempre stato davanti ai loro occhi ma che non vedevano. E io mi diverto a giocare con la matematica parlando di formichine che si muovono sul piano cartesiano, chiamando pippo e pluto le variabili, chiedendo se davvero pensano che un cavallo più un cavallo faccia un cavallo al quadrato. E’ perché loro non sono uguali ai ragazzi dell’anno prima, per questo non mi annoio. Perché devo andare a prenderli lì dove sono e allora capita che per spiegare le operazioni parli dei pokemon, che male c’è? Li prendi di lì, togli loro delicatamente le cuffie, allenti piano piano le tensioni che hanno dentro e a volte accade che ci sono, sono lì con te a giocare con la matematica. Si appassionano. A volte si appassionano e, giuro, ogni volta sembra un miracolo. E da qui inizia il percorso verso la matematica, verso la soddisfazione quella vera. Devi far loro capire che vale la pena studiare la formula, la definizione, i nomi. Imparare le regole per giocare bene si deve fare anche a monopoli, dico loro. Ma forse non sanno più neanche che cos’è monopoli. I giochi del cellulare e della playstation non hanno più spiegazioni. sarà per questo che il giorno dopo anche chi ha gridato nooooo, ganzo a volte non sa più nemmeno di cosa si parla.

E a questo punto sì, capita spesso che mi annoi.

Sono stufa di non farmi capire. Sono stanca di sentirmi urlare per farmi capire. Riuscissi a stare zitta. Riuscissi a parlare con tono soft  e bonario mentre penso il contrario di quello che dico. Non mi sono mai piciuti i finti buoni. Capisco che la gente intorno a me si allontana quando faccio la voce grossa. Riesco a leggere nei loro occhi e nelle loro spalle cosa pensano di me.Non mi piace la gente che urla ma non riesco a non urlare. Magari in America potrei andare a fare un corso per la gestione delle urla. Secondo me esistono.

A volte vorrei entrare nel corpo di un altro e vedere di che colore vede il cielo. A volte vorrei entrare nella mente di un altro e sentire cosa pensa quando aspetta che scatti il verde seduto nella sua auto. A volte vorrei entrare nel cuore di un altro e scoprire che in un angolino ci sono anche io.

Per fare un uomo…

Cosa serve per fare un uomo? Oltre al seme di suo padre e sua madre. Forse è tutto lì dentro? Forse quel piccolo seme contiene non solo come sarà fisicamente ma anche come sarà il suo modo di amare, di pensare, di guardare gli altri uomini e la realtà. Forse lì dentro oltre al colore degli occhi c’è scritto anche il suo modo di reagire di fronte alle difficoltà.

Ma forse un uomo è fatto da ciò che mangia sua madre in gravidanza, dal sole che prende nel primo anno di vita, dai vaccini che fa o non fa, dallo sguardo d’amore che sua madre ha per lui. O dal non avere su di sé quello sguardo. Forse un uomo è fatto dagli errori di sua madre, dalle assenza di suo padre, dalla limitatezza dei suoi insegnanti, dall’incapacità d’amare di sua moglie. Forse un uomo è com’è per quello che gli hanno insegnato i genitori, per quello che ha imparato nella strada, per quello che ha letto sui libri, per quello che ha incontrato nel cammino.

O forse un uomo è fatto da se stesso, dalla sua volontà, dalla sua capacità di prendersi e portarsi in alto, contro ogni legge della fisica. Forse è fatto dalla sua libertà smisurata che tutto può e niente chiede.

Ma forse un uomo ha dentro di sé qualcosa che non è dato dalla rielaborazione di tutte queste cose, forse ha qualcosa dentro di sé che lo ‘fa’ più di tutte queste cose. Forse ha uno spiraglio aperto su un’orizzonte imprevisto, una crepa da cui entra una luce inimmaginabile, un cordone ombelicale che lo fa essere più di quello che mangia, più dell’aria che respira.

“In ciascuno di noi ci sono tre persone:

quella che vedono gli altri;

quella che vediamo noi;

quella che vede Dio.”

Miguel de Unamuno (1864-1936)

Errori e conti che non tornano

Ho sempre preteso che i conti nella vita tornassero come tornano in matematica: io spiego, gli studenti ascoltano e dicono sì col capo; quindi poi, prenderanno tutti almeno 6 al compito di mate. Io amo i miei figli, cerco di fare solo cose che fanno loro bene, quindi essi mi amano e cercano di fare solo cose che mi fanno bene. Dico a qualcuno che dovrebbe fidarsi di me  come fare una cosa essendo certa che si fa così, quindi quel qualcuno farà come dico io. Ecco: niente di tutto questo. La vita se n'è andata sempre per i fatti suoi, lasciandomi di stucco ad aspettare un risultato che non arrivava. A volte arrivava di più, altre meno: quasi mai quello atteso. Sono tornata indieetro a cercare l'errore mille e più volte, quasi sempre senza trovarlo. Ho cambiato alla cieca direzione, facendo quello che urlo ai miei alunni di non fare: ho corretto errori che non c'erano per far tornare il conto e allora di errori ce n'erano sempre di più. Ho creduto di trovare qualche errore e allora mi son detta: adesso questo non lo faccio più! ma i conti non tornavano lo stesso ed io facevo errori peggiori. A volte guardo il foglio della mia vita er vedo un gran casino, come nel peggior compito del mio peggior alunno: uno tutto scritto, scarabocchiato e quel che rimane leggibile tutto un errore. E mi viene in mente il consiglio che do loro: fai il compito una sola volta, con calma, pensando bene a non fare errori in quel momento, guardando solo il passaggio precedente, ché se guardi quelli prima fai solo una gran confusione e se pensi a quel che deve tornare ti arrabbi e aggiungi solo errori ad errori. Pensa a quel che devi fare nell'istante, cerca le motivazioni giuste e vai avanti serena, che se anche hai fatto un errore nel passaggio precedente non succede niente: l'importante è che tu vada avanti adesso meglio che puoi.

PS scusate il post ma sto correggendo i compiti delle mie cinque classi per la fine del trimestre…

Preghiere

A volte pregare è…

recitare il rosario in macchina mentre vai al lavoro,

leggere la bibbia,

fare a piedi il cammino di Santiago,

partecipare alla Macerata-Loreto,

meditare su un libro di Don Giussani,

stare in piedi in fila agli esercizi spirituali,

accendere una candela in chiesa,

dire le lodi con i compagni prima di entrare a scuola,

andare a messa,

stare in piedi a dare i volantini alla colletta alimentare.

cercare di far studiare i bambini all'associazione di aiuto allo studio,

recitare l'Angelus pensando ai tuoi amici,

leggere una poesia di Trilussa,

leggere un post di Berlicche,

dire Veni Sancte Spiritus mentre entri in classe

riuscire a dire solo l'inizio e la fine delle lodi

Oggi ho strappato via dal mio cassetto n 69 l’etichetta col mio nome e sono uscita di scuola gridando ai quattro venti che non avrei voluto mai più rientrare in quella scuola: ‘Invitatemi a cene, caffè, pigiama party, viaggi a Londra… e vi dico già di sì ma, vi prego, non fatemi varcare di nuovo questa soglia…’  Appena fuori mi sono accorta che nel corridoio avevo appena fatto finta di non vedere il Preside ed abbracciato invece caldamente alcuni colleghi. Per un attimo mi è sfiorato il pensiero di ritornare sui miei passi ma un deciso’ Ma che cazzo me ne frega!’ ha preso vita nel mio cervello, facendo muovere i miei piedi agili e svelti verso la macchina.

Ma che ne so, appena imboccata l’autostrada mi è venuto da piangere. Sarà che mi sono passati davanti tanti volti, tanti fatti… sarà che in borsa avevo una lettera di amicanonpiùcollega, sarà che partire è un po’ come morire, sarà che i cocci alla fine sono sempre suoi… non lo so. Sarà che all’improvviso ho pensato che non ho nemmeno un cellulare delle mie nuove vecchie colleghe e neanche una mail: 18 anni fa ci davamo il numero di casa, altri tempi. Sarà che non so nemmeno qual è il programma che devo svolgere e non ho mai visto i libri di testo, sarà che all’improvviso ho pensato che devo imparare più di cento nomi e cognomi. Che sarà…sarà quel che sarà…