Settembre, andiamo.

pastore

E’ tempo di riprendere la via anche nel guardare, nel pensare, nel trattare il cibo. Basta gelati a go-go, birre, fredde insalate, panini ingozzati in gommone, spaghetti strafogati in barca  prosecco come aperitivo e amaro per finire la cena (che vita da cani, senza offesa per i cani). Suvvia è l’ora di svoltare. Settembre sarà il mese della disintossicazione, della depurazione, della semplicità e della leggerezza.

Tante verdure e frutta, acqua e tisane, cereali integrali, legumi, pane a lievitazione naturale.

Settembre è anche tempo di riprendere a cucinare: vietate pizze surgelate, panini e  kebab,

Settembre è anche il tempo di coccolarsi un po’ e di darsi energia perché il mondo ti assale, le preoccupazioni ti mangiano il cervello, l’ansia ti riempie anche i muscoli. Quindi semi e frutta secca, tè verde, biscotti fatti in casa, cioccolato fondente.

E non dimentichiamo di comprare basilico, rosmarino, menta, curcuma, curry, zenzero peperoncino, aneto. profumi e sapori che, dicono, aiutano a star meglio. Intanto son buoni.

E, vi prego, non mangiate mai niente che non vi piace solo perché siate a dieta: tutto il cibo, dal più semplice al più raffinato, dal più magro al più grasso può essere gustosissimo. Se proprio volete fare qualche sforzo di volontà fatelo sulle quantità e sul sano digiuno cristiano o di qualsiasi altra religione: se si deve soffrire meglio farlo per Qualcuno che per la nostra effimera bellezza, almeno oltre a soffrire si può anche offrire.

L’odore della camera oscura

C’è stato un periodo in cui mio marito aveva una camera oscura con degli amici nella quale stampavano foto in bianco e nero. Mi piaceva guardare le immagini mentre venivano fuori nel liquido, cercare di trovare il momento migliore per strapparle dal loro liquido amniotico. Facevamo le foto aggiustando tempi e diaframma e non sapevamo quello che sarebbe venuto fuori. Tempi antichi.

Dopo varie compatte, qualche mese fa ho comprato una reflex digitale.

Ho scoperto che non la so usare. Mi vengono le foto peggiori che con il tablet. Anche con l’automatico.

Ieri ho iniziato un corso di fotografia di base che mi condurrà, dice il mio giovane e simpatico istruttore, a decidere prima cosa voglio fare e realizzare esattamente ciò che ho deciso senza possibilità di sbagliare.

Non ci credo ma voglio metterti alla prova, caro il mio fotografo.

today

Oggi arriva la badante dalla mia mamma.

Io penso che sarebbe più naturale che i vecchi vivessero nelle nostre case, nelle case dei figli. Magari si potrebbe prendere dei nonnasitter come si prende delle babysitter.
Ma mia mamma preferisce stare a casa sua. In realtà è mia sorella che preferisce che la mamma stia a casa sua. C’è una parte di me che pensa che se fosse lei a desiderare che la mamma stesse a casa sua la mamma sarebbe già lì. Non ne faccio una colpa a mia sorella: è stata bravissima con la mamma e le da tanto del suo tempo e si preoccupa di lei. Solo che lo fa a modo suo: telefonandole mille volte al giorno anche quando stava bene, portandola dalla sua parrucchiera anche quando lei aveva la sua.
Io invidio la sua capacità di influire sulla vita degli altri, di prendere decisioni che coinvolgono gli altri, invidio la sua certezza di fare sempre la cosa giusta. Io ho bisogno di avere il sostegno degli altri. Io non ho mai le palle di sostenere fino in fondo a spada tratta quello che IO voglio fare.
Non l’ho mai avuta, figuriamoci adesso che mi sono perfino abituata a troncare i discorsi a metà tanto nessuno mi ascolta.

Comunque oggi arriva la badante dalla mamma. Speriamo bene.

la vita non è un film (o forse si?)

Accanto a me deve essersi rrasferita una giovane coppia con un bimbo.  Stanno partendo con degli amici con un bimbo della stessa età.  Macchine, zaini e zainetti, macchinine ed orsacchiotti, merendine e bottiglie d’acqua, borse e borsoni. Tra 5 minuti comincerà a chiederci quando si arriva,dice una mamma all’altra, sorridendo. Sono felici.

È lo stesso film di tanti anni fa. Solo che adesso la mia parte è cambiata: adesso sono la vecchietta dell’ultimo piano che spia facendo finta di tendere i panni.

E non so quale parte mi piaccia di più.  In fondo la vecchiarella ha passato gli ultimi due we a zonzo

    nell’arcipelago,  immersa in un’acqua da sogno.

Esperienze di vita. Mica ciccioli.

Il canale 5 a quest’ora di mattina per me è un mantra. Potrei stare 2 ore immobile a sentire le stesse cose: mi ammalia, mi intontisce, mi fa perdere il contatto con la realtà. Sentire il vocione di Nonsochi, che mi ripete con tono alto deciso, rapido le solite tre notizie a ripetizione è un’esperienza unica. Passare ogni tanto alla vocina di Nonsoneancheleichiè, bassa, appena accennata, suadente come una melodia che ti dice il traffico in Italia è un’esperienza che ti pacifica col mondo. Soprattutto perché io devo fare due minuti di macchina per andare a lavorare.

Esperienza unica. Provatela. Altro che yoga.

Il male degli altri, noioso, come mosche d’estate. Il mio male, a volte pesante come un macigno. La sensazione di stare in giostra e vedere il mondo a testa in giù.  Come i disegni che mia nipote mi fa attaccare sempre capovolti. Chissà che non abbia ragione lei. Che fatica trovare il bandolo della matassa. Che pace nell’essere qui ora. Senza pretesa di avere il dominio sul mondo.

In attesa del gioco

Guardare chi arriva qui da googleggiando è interessante. Oggi mi hanno fatto rileggere questo post, ieri questo. Se qualcuno sa chi ha cercato il titolo di questo post per quattro volte perfino con i puntini me lo dica. Valà che ti vado a scrivere.

Giornata tempestosa oggi. Ho attraversato classi muro e classi pugno, creato cigni, costruito aeri supersonici, incontrato Pitagora e le life-skills (ma queste creature misteriose mi sono ancora sconosciute). E nel mezzo un buon bicchiere di vino rosso e un caffè con cioccolatino. Adesso una tazza di tè verde al gelsomino. E l’ultima puntata di Grey’s Anatomy. Mica si può aver tutto dalla vita.

I giorni passano veloci, come le mutande che si accatastano nel cesto dei panni sporchi. I pensieri frullano rapidi nella testa e qualche volta prendono strade che non voglio più percorrere. Le telefonate che vorrei aver fatto si sommano a quelle che domani non farò. La vita mi scorre tra le mani e mi lascia la sensazione di non riuscire ad afferrarla. I piani di lavoro mi sgusciano anch’essi tra le dita e mi pare di non riuscire a finire di scriverli: eppure son vent’anni che lo faccio. A volte mi sembra che i dolori e le preoccupazioni degli altri siano tutti miei, a volte mi sento fredda, stronza ed indifferente a chi mi passa intorno. Odio chi l’ha visto, lo confesso.

Una rotonda sull’Arno

C’era una macchina stasera ferma in mezzo ad una rotonda. Le altre auto la schivavano in fretta senza neanche suonare per non perdere tempo sulla via del ritorno. Io le sono passata accanto piano, sbirciando dentro, curiosa di vedere il volto di chi rallentava il traffico senza preoccuparsi.

Dentro l’auto blu c’era una donna ferma con gli occhi alzati verso il cielo di fronte a lei. Ho alzato gli occhi seguendo il suo sguardo e l’ho vista. Sopra i tetti dei palazzi c’era la luna, ma non una luna qualsiasi,  una promessa di luna un semicerchio luminoso che illuminava un pezzo di cielo e faceva vedere le ombre scure e frastagliate dei cipressi sulla collina disegnati sopra i tetti.

Se avessi avuto degli acquerelli mi sarei messa a disegnare.

Un tipo con un tatuaggio sul polso mi guardava dal finestrino accanto come se volesse uccidermi. Odio le rotonde.