L’odore della camera oscura

C’è stato un periodo in cui mio marito aveva una camera oscura con degli amici nella quale stampavano foto in bianco e nero. Mi piaceva guardare le immagini mentre venivano fuori nel liquido, cercare di trovare il momento migliore per strapparle dal loro liquido amniotico. Facevamo le foto aggiustando tempi e diaframma e non sapevamo quello che sarebbe venuto fuori. Tempi antichi.

Dopo varie compatte, qualche mese fa ho comprato una reflex digitale.

Ho scoperto che non la so usare. Mi vengono le foto peggiori che con il tablet. Anche con l’automatico.

Ieri ho iniziato un corso di fotografia di base che mi condurrà, dice il mio giovane e simpatico istruttore, a decidere prima cosa voglio fare e realizzare esattamente ciò che ho deciso senza possibilità di sbagliare.

Non ci credo ma voglio metterti alla prova, caro il mio fotografo.

Whiskey on the Rocks

Stasera vi offro un goccio di whiskey col ghiaccio. E intanto vi racconto che ieri ho visto un film: Il matrimonio che vorrei. Un film niente di che, che vorrebbe essere commedia ma è triste. Un film qualunque se non fosse che… sembra parli del mio matrimonio. E allora diventa una tragedia. Anche perché il mio lui non avrebbe cambiato idea, non sarebbe mai salito sull’aereo, non avrebbe continuato le sedute, non si sarebbe reso conto che sua moglie è davvero tanto triste e che lui poteva fare qualcosa per lei. Lui non avrebbe mai fatto niente per me. Lui non lo farà mai.

Ognuno immobile al suo posto.

Altro che commedia.

 

c’è la luna oggi

E’ una giornata che sei qui. Ti senti viva per inerzia. O per fede. Ti senti viva come un bimbo. Non importa quante rughe hai, né se la pelle è avvizzita, e nemmeno se i turbinati sono ingombri.

Sei qui e ti godi il mal di schiena, il respirare con la bocca, lo stomaco che borbotta. Sei qui e ti godi il riposo, i panini croccanti con l’uvetta che ti sei fatta da sola con il lievito madre.

Domani aprirai un nuovo blog per la classe: un nuovo tentativo destinato a fallire. Alla mia età non importa: i fallimenti alle mie spalle sono tanti, non si contano più. Alla mia età puoi adattarti a fallire. non dipendi dalle vittorie. Se Dio vuole. Puoi concederti di ammettere che non sei niente di che.

Puoi essere felice essendo niente di che: che scoperta! Puoi far del bene senza essere niente di che. Se fossi un niente di che nelle mani di Dio, non avrei bisogno di altro.

Ma io sono un niente di che nelle mani di Dio.

C’è il sole e il cielo è azzurro. Gli occhi non riuscono a stare aperti dopo tanti giorni di grigio. In cielo si vedono gli aerei piccoli piccoli. Il cuore canta. Come nel Fantabosco quando guarisci dalla malattia del Sottosopra.

Non è da tutti avere una zia suora di clausura: io ce l’ho. E’ stata in tutta la mia vita una presenza semplice allegra, certa: la si guardava in faccia e si capiva che la vita per lei aveva un significato. e come era contenta di stringerci le mani attraverso le sbarre e di farsi fotografare insieme a noi , in piedi sul portone, a tutti i matrimoni, cresime, comunioni. Non ho mai pensato che lei lì dentro perdesse qualcosa della vita ma al contrario, che lì dentro si capisse meglio cos’era la vita. Non ho mai avuto la sensazione di una persona avulsa dalla realtà o che volesse sfuggirla, ma invece l’ho sempre pensata immersa nel reale più di tutti noi. Non ci diceva da lontano che pregava per noi ma ci stringeva le mani e in quella stetta si capiva che pregava per noi. Che gioia per lei e per noi quando hanno tolto le grate: un solo bancone ci divideva e potevamo abbracciarci e baciarci, godere delle sue risate, della sua faccia tutta intera, delle sue mani sempre attive. Quando ero piccolissima volevo entrare nella ruota degli oggetti per abbracciarla tutta intera.

Mia zia ieri ha finito 90 anni. E’ ferma a letto da anni, curata amorevolmente dalle suore, non sempre presente a se stessa. Le hanno organizzato una festa, con i parenti e lo spumante.

E lei era allegra e lieta… e faceva pure dell’ironia…

Mi ha fatto venire in mente quella canzone … Il frate: Vorrei essere un frate qundo il respiro manca… aver la vita dietro, l’eternità davanti… di giorni nati e morti averne visti tanti… aver la vita dietro, l’eternità davanti…

e se non sarà nuova si rinnovererà…

Spesso uno cerca la novità cercando il cambiamento delle circostanze esterne,

Forse, invec,e la novità dipende solamente dal tuo modo di viverle.

Ma, d’altra parte la novità non posso darmela da sola: deve arrivare dall’esterno… altrimenti che razza di novità vuoi che sia?

Insomma una novità che viene dall’esterno, che ti tocca il cuore e la mente e ti rende capace di generare novità nell’abituale.

Non fateci caso… sto farneticando intorno al mio non trasferimento: sto cercando una possibilità di rientrare a scuola viva02062009016