Ho visto un film, anzi due, anzi tre

Il capitale umano di Virzì
E’ l’ovo sodo della vita che non va né su né giù e ti sta qui nel gozzo. Solo che adesso non si può più dare la colpa ai soldi che mancano. Italiano, triste, a volte prevedibile, nel complesso piacevole.
E alla fine pensate a quello che per tutto il tempo del film non avete mai pensato eppure avreste dovuto. E pensateci su.

Molière in bicicletta
Misantropia, bisogno dell’altro, disdegno dell’altro che non ti corrisponde, solitudine, presunzione. Francese, lento e leggero, meditativo nei dialoghi e nei paesaggi. Piacevole.

Still life
Bello. Ti piace subito e poi ti piace di più. La vita, la morte, il significato. Inglese, denso, statico.

Whiskey on the Rocks

Stasera vi offro un goccio di whiskey col ghiaccio. E intanto vi racconto che ieri ho visto un film: Il matrimonio che vorrei. Un film niente di che, che vorrebbe essere commedia ma è triste. Un film qualunque se non fosse che… sembra parli del mio matrimonio. E allora diventa una tragedia. Anche perché il mio lui non avrebbe cambiato idea, non sarebbe mai salito sull’aereo, non avrebbe continuato le sedute, non si sarebbe reso conto che sua moglie è davvero tanto triste e che lui poteva fare qualcosa per lei. Lui non avrebbe mai fatto niente per me. Lui non lo farà mai.

Ognuno immobile al suo posto.

Altro che commedia.

 

Dedicato a tutti noi, vecchi di oggi o vecchi di domani

Saremo vecchi tutti un giorno. L’unica scappatoia è morire prima. Ma come via di fuga lascia a desiderare. Eppure sembra che tutti ce ne dimentichiamo: viviamo arraffando felicità pensando che potrà durare per sempre, che saremo sempre attivi, belli, intelligenti, autonomi. Non è così e forse dovremo cominciare a pensare che una società che si rispetti protegga, tuteli, sostenga la vita umana anche quando diventa brutta, faticosa, fragile, sconclusionata, malata, improduttiva.  Qualcuno dovrà pur dire che la vita è vita anche in un letto, anche quando a malapena sai chi sei, e ti scordi di tutto e fai fatica a camminare e a respirare e che può essere bella o meno bella come quando hai due gambe salde e un cervello funzionante. E’ un pezzo del cammino e va vissuto. Siamo diventati adoratori dei bambini e vorremmo cancellare i vecchi. Così non va.

 

Arrugas

 

Kyrie eleison

Se vi sono venute a noia le commedie americane, le trasmissioni sulla cucina, le facce sorridenti dei social network, le serie piene di strani poliziotti o di strani medici provate a guardare questo film: Pietà di Kim Ki-Duk. Dicono che sia un film d’autore ma su questo non so che dirvi. io l’ho visto per caso e dopo una mezz’oretta avrei volentieri cambiato perché mi sembrava strano, eccessivo, crudo, senza senso. Ma stavo stirando e non ho voluto smettere. Quando ho smesso di stirare ieri sera l’ho fermato e stamani quando mi sono rimessa a stirare ho ripreso. E’ un film vuoto: vuoto d’amore, d’umanità, di bellezza. Così vuoto e buio che gli istanti in cui qualcosa di umano riappare ti si ferma il cuore. E’ un film pieno di stupidità, di odio, di denaro, di vendetta. E’ un film che ti fa capire come può diventare l’uomo senza Dio.

A volte ritornano

La mia tivù è una droga: ti registri quello che vuoi, guardi uno dei film in programmazione quando vuoi, mettendolo in pausa quando devi riempire la caldaia.

Così, in questo fine settimana di fine estate mi sono vista un sacco di film.A volte ritornano

Ci sono tanti film sulla scuola, forse troppi. Tanti ridicoli, tanti buonisti, tanti americani con professori che possono essere solo americani e fanno diventare eroi dei delinquenti in barba agli altri professori brutti e cattivi. Mi hanno stufato i film attimo fuggente. Anche io ho sognato che una classe si alzasse in piedi sui banchi per me, ma adesso basta. Ho rivisto un film sulla scuola, un film italiano, un film di 17 anni fa. Mi è piaciuto oggi ancora più di 17 anni fa. Allora io già insegnavo da qualche anno. Mamma quanto sono vecchia (ma questo non c’entra).

Mi piace questo film: mi sembra che gli attori siano bravi, mi sembra ironico e drammatico insieme. Mi piace perché è surreale quanto basta, perché certe frasi te le senti davvero ripetere da vent’anni dai colleghi o dagli studenti negli scrutini o nei corridoi. Mi piace perché fa intuire come i rapporti dentro la scuola possano essere così diversi da quelli che si stabiliscono in ogni altro luogo.

Mi dispiace un po’ perché la scuola alla fine è ancora in quel modo nonostante le lim, la dematerializzazione dei rapporti con le famiglie, la sospensione del giudizio. i progetti del POF, nonostante non ci siano più i gettoni telefonici e le magliette che lasciano la pancia scoperta non siano più di moda.

E io non sono un professore eroe.

Anna sorrise: un bel sorriso aperto. Ma subito si ricompose pensando che non stava bene ridere da sola. Già quella donnetta di fronte l’aveva scoperta e ora la guardava curiosa. ‘Ma sì, signora sono normale, sono solo molto triste e allora cerco di tirarmi su.’ Allora sì che si sarebbe stranita. povera donna, lasciamola lì in attesa della sua metro.  Magari starà andando al lavoro. O forse a guardare i nipoti mentre sua nuora lavora. Già, tutto è dovuto alle nuore, neanche ti ringraziano e ti lasciano tutti i giorni i bambini , soprattutto quelli malati e tu ci vai anche se sono malati e poi neanche un grazie. Ma che ne so magari avrà una nuora che l’adora. O che, forse, non le fa vedere i nipotini da anni perché pensa che li vizi. Ma che stupida, vedi che ricomincio a sentirmi triste? Saranno cavoli loro… ma cavoli  di chi?  Non so nemmeno di chi sto parlando, anzi pensando. Basta pensare arriva la mia metro. Adesso mi siedo, apro il libro e non penso. Però come puzza questa signora qui accanto. Mi sa che è una professoressa: le professoresse grasse puzzano sempre di sudore, è un dogma. Anzi meglio un assioma. Neanche facessero un lavoro di fatica. ma forse è l’ansia per gli studenti che le le fa sudare. O forse perché non sanno più cosa insegnano e perché. Boh. Leggo il mio libro e basta. Non odierò, si chiama. Io a volte penso di odiare mio fratello. O la mia migliore amica. E se qualcuno per sbaglio mettesse sotto la sua macchina mia madre credo che lo ammazzerei. E questo qui, gli hanno ammazzato tre figlie e una nipote e non odia.  L’ho sentito parlare: dice che una vittima che odia è vittima due volte. Mi fa ricordare un film di tante donne in una giungla, in una specie di campo di concentramento.  Quando vado a casa lo cerco.

Senza voce

Domenica pomeriggio: casa piena di nonni, nipoti figli a razzolare dentro gli scatoloni di cartone pieni di palle di vetro, lucine colorate, pezzetti di legno a forma di stelle. Benino si stava stirando prima di uscire dalla sua coperta di giornale e la vecchina con il fuso riportava con sè soprà il comò le considerazioni sulla caducità della vita. Suonava a tutta randa la musica di natale. Questa. E le altre sette seguenti.

Suona il telefono e un amico ci invita al cinema. rapida consultazione e dopo venti minuti, abbandonando tutti, ci avviamo alla, ohimè, squallida multisala vicina a casa. Squallida ma comodissima. Entriamo di corsa perché è tardi e, avverte l’amico, c’è scritto che se non si vede l’inizio non si capisce niente. Un rapido sguardo al cartellone: sarà mica in bianco e nero? Macché, rispondiamo in coro. Infatti, mica era in bianco e nero: era in bianco e nero e totalmente muto. Uno shock. Io sono rimasta fissa 20 minuti aspettando che iniziasse il film vero. Alla mia destra c’era chi aveva attacchi di risa, alla mia sinistra attacchi di panico.

Quando però mi sono rilassata ed ho accettato il fatto che fosse muto e in bianco e nero devo dire che me lo sono proprio goduto: neanche uno sbadiglio, neppure un attimo di distrazione. E quando sono uscita ed ho detto che mi è piaciuto i miei compagni di cinema mi hanno guardata male. Mi è piaciuto come comunicasse bene senza parole, senza colori, senza effetti speciali i sentimenti dei protagonisti. Il senso di isolamento del protagonista, la sua evidente incapacità di comunicare, di accettare le parole degli altri, l’amore, le attenzioni ti prendono alla gola. Il suo orgoglio che lo isola dalla realtà, che lo rende incapace di vedere il positivo intorno a sè li ho riconosciuti come fossero miei.

Ho visto un film… anzi potrei rivederlo stasera

Stasera alle 23.55 su un canale che non mi ricordo trasmettono Paradise Road. Orario improbabile, di una domenica notte quasi estiva. Eppure a me quel film è piaciuto.

Una Glenn Glose spigolosa come al solito che incontra una rotonda e morbida missionaria: due donne diverse di fronte ad una realtà terribile che non fa sconti a nessuno. Una spontanea capacità di amare chi non t'ama, di amare la realtà anche quando fa male in una, la rabbia di fronte alla realtà ostile che diventà capacità di costruire qualcosa che rende liberi da subito chi ci si accosta, nell'altra. Le due cose si incontrano senza mai fondersi.

Forse mi è piaciuto perché dentro di me c'è un po' dell'uno e un po' dell'altra e, anche senza aguzzini, sento che continuamente si chiedono, si parlano, si stupiscono l'una dell'altra.

Lo schermo diviso a metà

Ho visto un film. Per esser precisa ho visto un frammento di film: non chiedetemi come inizia, non chiedetemi come finisce. Il titolo? Più o meno 500 giorni con te. Più o meno una commedia che racconta una storia d'amore. Probabilmente iniziata e poi finita, oppure no, che ne so, non ho visto il finale. Ad un certo punto del racconto però, lo schermo diviso a metà metteva a cofronto le aspettative con la realtà: che tristezza quella festa paragonata alle aspettative! Se lo schermo non fosse stato diviso a metà non lo sarebbe stata altrettanto.

Le aspettative di profemate

Amore… porti via la spazzatura? (15 sacchi neri puzzolenti)

aspettative: Certo amore, vado subito. Scusa se stamani me ne sono scordato.

realtà: Adesso non ho voglia: la porto via domani se me ne ricordo.     

Ragazzi, vi ho messo del materiale sul blog per aiutarvi nel ripasso

aspettative: Grazie prof!     Le dirò nei commenti se mi è servito.

realtà: Oh no, prof! Adesso ci tocca guardare e studiare anche lì!

pomeriggio di un giorno feriale

aspettative: Correggere dei compiti quasi perfetti, andare in palestra, preparare una buona cenetta.

realtà: restare invischiata in un pacco di compiti orribili, non andare neanche stavolta in palestra e bruciare la cena mentre cerchi di fare due cose insieme.