L’odore della camera oscura

C’è stato un periodo in cui mio marito aveva una camera oscura con degli amici nella quale stampavano foto in bianco e nero. Mi piaceva guardare le immagini mentre venivano fuori nel liquido, cercare di trovare il momento migliore per strapparle dal loro liquido amniotico. Facevamo le foto aggiustando tempi e diaframma e non sapevamo quello che sarebbe venuto fuori. Tempi antichi.

Dopo varie compatte, qualche mese fa ho comprato una reflex digitale.

Ho scoperto che non la so usare. Mi vengono le foto peggiori che con il tablet. Anche con l’automatico.

Ieri ho iniziato un corso di fotografia di base che mi condurrà, dice il mio giovane e simpatico istruttore, a decidere prima cosa voglio fare e realizzare esattamente ciò che ho deciso senza possibilità di sbagliare.

Non ci credo ma voglio metterti alla prova, caro il mio fotografo.

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Nuovo o lavato con perlana?

Avanti ragazzi, siete pronti? Sistemate i banche, solite file. Compito di matematica, terza ora. Dopo 5 minuti bussano alla porta ed entra alunnonuovo che mi guarda con lo stesso sguardo di sempre come se fossi un tramonto sul mare. O una pulce sulla sabbia, non so. Io lo guardo interdetta e gli dico: tesoro (licenza poetica dello scrittore), non puoi entrare a quest’ora. 
Seguono pochi minuti di silenzio. Posso andare giù a chiedere prof.  Certo, risponde profemate che, invece si aspettava una risposta del tipo ‘ e allora me ne vado’, visto che alunno nuovo è maggiorenne e non sa nemmeno di cosa si sta parlando a matematica. E invece no, alunno nuovo va dalla preside parla con lei, torna a prendere il registro, torna giù dal preside e rientra quindi definitivamente in classe 15 minuti prima che finisca l’ora.  Io gli consegno il compito da svolgere. Lui mi guarda come se fossi il gran canyon.  Gli dico che lo porto fuori con me per finirlo. Gli regalo due penne. Un amico gli da il foglio a protocollo che resta inesorabilmente bianco. Lo guardo e gli chiedo a che ora è tornato la sera prima. Tentenna. Le 3, le 4, sparo. Più tardi mi dice lui. Ma che cazzo (licenza poetica dello scrittore) sei venuto a fare in terza ora per consegnare un compito di matematica in bianco?  Non sapevo che ci fosse. Stunck. È il rumore secco della mia fronte sul banco.

Coccole

Oggi una delle mie alunne speciali mentre giocherellavamo con numeri, mele e cuori mi ha detto: profe, io a casa non ho nessuno che mi vuol bene.

Io l’ho guardata stupita perché è sempre allegra e perché conosco il bene che le vogliono i genitori e tutta la sua grande famiglia e  vedo la cura e l’intelligenza con cui stanno con lei. Poi le ho detto. ma scusa con chi stai quando sei in casa? Con la mamma! mi ha risposto. E allora? Ma lei poi va via profe… E quando va via con chi stai? Col babbo! E dunque? Ma profe io ho bisogno di tante coccole, sempre. Voglio che tutti mi vogliano sempre bene… non è così profe?

E’ vero, è proprio così. Non è  che sia poi così speciale, quella mia alunna. Il cuore suo è uguale al mio.

Speriamo duri

Se avessi un euro per ogni volta che i miei alunni mi dicono profe non capisco,  non ho capito,  non ho capito niente non avrei più bisogno di avere alunni.

Sarà che spieghi male, qualcuno penserà. No, non è questo il punto. E’ che i miei alunni dicono: non ho capito per dire milioni di cose diverse.

Ecco qualche esempio:

non ho sentito

stavo dormendo

non ho studiato

pensavo al mio ragazzo

pensavo a com’è dura la vita

pensavo alle sue scarpe

ero assente quando ha spiegato e non ho fatto niente per mettermi in pari

non conosco il simbolo che ha usato

non so cosa significa il termine da lei usato

non so quando applicare quello che lei ha detto

ho difficoltà ad applicare quello che lei ha detto

non ho capito la domanda

non so fare i calcoli indicati

non so risolvere le equazioni che compaiono

non so cosa mi ha chiesto

non so di cosa stiamo parlando

non ho capito il collegamento tra questo e quello

non so quale materia insegna

non so perché devo studiare la sua materia

Dopo qualche bercio stile fiorentinaccia sul fatto che così fanno credere a tutti che sono idioti e qualche minaccia neppure velata, di orribili ritorsioni su chi avrebbe ancora usato quella frase in classe, passando stamattina dalla mia classe avresti sentito interventi del tipo:

Profe… non.. Ops Scusi profe, forse ero distratta potrebbe ripetermi l’ultima frase?

Prof, forse ho studiato poco ma non so interpretare quello che lei ha scritto.

Prof, non so fare questo calcolo.

Io ero commossa.

Ogni grande viaggio inizia con un piccolo passo.

 

 

 

Profe aspetti!!!!

Ho una classe ‘profeaspetti!!!’  Se non ne avete mai avuta una, non sapete di cosa parlo: è una vera tragedia. Raccoglie insieme i problemi della classe ‘nonhocapito’ e di quella ‘mipuòrispiegare’. Dietro il velo della simpatia e della collaborazione se ne frega di te e di quello che dici. Non ci sono cure o vaccini: così è e così te la tieni. Sono immuni alle tue urla e non si lasciano intenerire dalle tue dimostrazioni di simpatia.

Se la incontri non puoi non riconoscerla: ti dicono venti volte al minuto profe aspetti! sia che tu stia spiegando o parlando del colore della maglietta di studentebello, sia che tu scriva gli assenti sul tuo registro sia che tu scriva una formula alla lavagna.

Quello che proprio non si capisce è cosa scrivono sul quaderno fitto fitto mentre tu ripeti per la ventesima volta la stessa definizione di tre parole.

Secondo me sono vittime di un incantesimo. Cercasi formula magica spezza incantesimo.

 

suppergiù

Allora ragazzi… avete scritto bene la formula? Adesso guardiamola bene: vedete questo ± davanti alla radice quadrata?

Aspetti, aspetti prof… quale più o meno? O accidenti… io avevo scritto circa!

Pippo e pluto

‘prof’ mi domandano i miei studenti ‘ma non si annoia a spiegare sempre le stesse cose?’
Oh no… rispondo io, mi annoio invece, a rispondere sempre a questa stessa domanda. Ma via, no che non ho risposto così… tutti (!?) subito pronti a prendere le parti degli studenti. Gli studenti non ci credono mai che non mi annoio a spiegare tante volte, anno dopo anno, come si fa a sommare due frazioni o cosa vuol dire risolvere un sistema… E io non so come spiegar che è la loro presenza, la loro esperienza dell’apprendere una cosa nuova che rende ogni volta diverso il ripetere quelle stesse cose.  Ad essere precisi io non ripeto mai le stesse cose: io li accompagno nel loro percorso di scoperta di quella cosa e ogni volta il percorso è diverso, diversi i particolari intorno a noi, diversa l’intonazione del loro noooo, ganzo! quando scoprono che è proprio vero, quando si accorgono di qualcosa che è sempre stato davanti ai loro occhi ma che non vedevano. E io mi diverto a giocare con la matematica parlando di formichine che si muovono sul piano cartesiano, chiamando pippo e pluto le variabili, chiedendo se davvero pensano che un cavallo più un cavallo faccia un cavallo al quadrato. E’ perché loro non sono uguali ai ragazzi dell’anno prima, per questo non mi annoio. Perché devo andare a prenderli lì dove sono e allora capita che per spiegare le operazioni parli dei pokemon, che male c’è? Li prendi di lì, togli loro delicatamente le cuffie, allenti piano piano le tensioni che hanno dentro e a volte accade che ci sono, sono lì con te a giocare con la matematica. Si appassionano. A volte si appassionano e, giuro, ogni volta sembra un miracolo. E da qui inizia il percorso verso la matematica, verso la soddisfazione quella vera. Devi far loro capire che vale la pena studiare la formula, la definizione, i nomi. Imparare le regole per giocare bene si deve fare anche a monopoli, dico loro. Ma forse non sanno più neanche che cos’è monopoli. I giochi del cellulare e della playstation non hanno più spiegazioni. sarà per questo che il giorno dopo anche chi ha gridato nooooo, ganzo a volte non sa più nemmeno di cosa si parla.

E a questo punto sì, capita spesso che mi annoi.

Unmiraccapezzo

Studentessa1: Prof, ma in fondo a lei che le cambia a passarmii? Mica le viene in tasca qualcosa a bocciarmi!

Studentessa2: Senta prof, parliamo: io pago 120 euro di iscrizione, vado a ripetizione tutto l'anno, sono perfino obbligata a seguire le lezioni… e poi non mi passate??!!

Studentessa1 (non contenta) Vede prof lei non capisce ma io le cose le so… Come dice? No, no… lo so bene che un mezzo alla terza fa un sesto!

Studentessa1 (imperterrita) Prof… lei lo sa che i miei non mi farebbero uscire per tutta l'estate? Ma che dice prof: potrebbe farmi bene!! Lo sa che se io sto in casa tutta l'estate poi a settembre non avrò più assolutamente voglia di studiare? E che fa lei mi riboccia!??

Ma…e i bei tempi in cui gli studenti pensavano che i prof erano, semplicemente, stronzi?

Sostituzione in 1L: lezione di libertà.

Scusate: ma quello lì sotto il banco…cos'è? Non è uno specchietto di un auto? (ma perchè profemate vede tutto?)

Ma sì, prof… anzi no… mio non è ma non è quello che pensa… anzi guardi non so cos'è… ma non è mio .

Si alza un ragazzone dall'ultimo banco, capelli folti, riccioluti, lunghi quasi alle spalle, fisico ben piazzato, faccia da straniero, voce italiana. Mi sorride e dice che sì, è suo… ma è rotto… e mi chiede se glielo posso dare così lui lo mette via nello zaino.

Ah bene, esco con una voce tra l'arrabbiato e l'ironico, adesso sappiamo chi è che ruba gli specchietti dal parcheggio della scuola…

Ma no, via prof… le pare che faccio le bischerate qui sotto scuola!!??

E mi spieghi perché devi fare le bischerate lontano da scuola?

E poi… lei ha un'ape? Mi risponda… così se lei dice che ha un'ape io dico che non l'ho preso da un'ape  e se non ha un'ape io dico che l'ho preso da un'ape

Fai meno lo spiritoso…

Ma prof… è solo per divertirsi… e poi è rotto… vede l'ho preso da terra

Lo faccio sedere accanto a me: la sedia sembra piccola sotto di lui. Lo guardo, lui mi sorride, vedo che aspetta che gli dica qualcosa: quasi me lo chiede. E allora cerco di spiegargli che non può più permettersi di fare stupidaggini. non è un bimbo che fa giochi un po' discoli: ormai è grande e certe cose sono illegali. Dopo un po' mi dice:

Prof, posso farle una domanda? Non c'entra niente con quello che mi ha detto… glielo chiedo così perché non lo capisco: ma cosa c'entra la scuola con quello che faccio io fuori dalla scuola?

A me viene in mente un pezzetto di Fuori Classe e mi sento un po' la Litizzetto. Poi mi vengono in mente i 1350 studenti che ho avuto.

Vedi, non lo so, ma io credo che la scuola sia un posto dove si impara a vivere e quando guardo i miei studenti o quelli degli altri, non vedo solo quello che sanno di matematica o se stanno zitti durante la lezione ma vedo anche la loro vita.

Prof… vuol dire che quando lei ci guarda sa come sarà la nostra vita?

No… ma quando ti guardo so che quello che tu fai o non fai oggi può incidere moltissimo sulla tua vita e credo che il mio compito sia tirare fuori il meglio dei miei studenti.

Che dici? Sbaglio? Mi impiccio troppo degli affari degli altri?

Prende sul serio la mia domanda: mi guarda, sorride:

No prof, fa bene: adesso lei mi ha spiegato per bene perché ho sbagliato a fare quello che ho fatto, senza dirlo al preside o fare rapporti. Poi starà a me decidere cosa fare…

Mi vedo questo ragazzone con lo sguardo da bambino, nato in Italia ma con la pelle scura, quando, l'estate scorsa i suoi sono tornati al loro paese e l'hanno lasciato qui, col motorino e i soldi per la spesa. I panni li portavo in lavanderia, mi aveva spiegato lui poco prima. Forse a quell'età, in barba alla richiesta di libertà, uno ha proprio bisogno di qualcuno che gli spieghi per benino cosa è giusto fare. Forse la libertà è quello che viene dopo.

Ragazzi… oggi arriva un nuovo studente.

Maschio o femmina?

Femmina.

Speriamo sia bona! è il commento che risuona in classe.

Peccato si sia rivelata un maschio.