A volte ritornano

La mia tivù è una droga: ti registri quello che vuoi, guardi uno dei film in programmazione quando vuoi, mettendolo in pausa quando devi riempire la caldaia.

Così, in questo fine settimana di fine estate mi sono vista un sacco di film.A volte ritornano

Ci sono tanti film sulla scuola, forse troppi. Tanti ridicoli, tanti buonisti, tanti americani con professori che possono essere solo americani e fanno diventare eroi dei delinquenti in barba agli altri professori brutti e cattivi. Mi hanno stufato i film attimo fuggente. Anche io ho sognato che una classe si alzasse in piedi sui banchi per me, ma adesso basta. Ho rivisto un film sulla scuola, un film italiano, un film di 17 anni fa. Mi è piaciuto oggi ancora più di 17 anni fa. Allora io già insegnavo da qualche anno. Mamma quanto sono vecchia (ma questo non c’entra).

Mi piace questo film: mi sembra che gli attori siano bravi, mi sembra ironico e drammatico insieme. Mi piace perché è surreale quanto basta, perché certe frasi te le senti davvero ripetere da vent’anni dai colleghi o dagli studenti negli scrutini o nei corridoi. Mi piace perché fa intuire come i rapporti dentro la scuola possano essere così diversi da quelli che si stabiliscono in ogni altro luogo.

Mi dispiace un po’ perché la scuola alla fine è ancora in quel modo nonostante le lim, la dematerializzazione dei rapporti con le famiglie, la sospensione del giudizio. i progetti del POF, nonostante non ci siano più i gettoni telefonici e le magliette che lasciano la pancia scoperta non siano più di moda.

E io non sono un professore eroe.

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Inizio

Non sopporto i professori che si lamentano sempre della scuola e dei presidi, non sopporto i professori che ridono sempre come se fossero su un set televisivo o che sparano battutine e battutone a ogni passo. Non sopporto i professori che abbracciano i ragazzi e li chiamano tesoro, non sopporto i professori che hanno la faccia come se gli fosse morto il gatto e guardano i ragazzi come se fossero cacchette sul marciapiede. Non sopporto i professori che sanno sempre tutto e nemmeno quelli che non sanno mai niente. Non sopporto i professori che hanno passato gli anta e si credono ancora ragazzini,  non sopporto i professori che ti dicono da almeno 5 anni che tanto loro l’anno dopo non ci saranno più perché sono in pensione. Non sopporto i professori che danno sempre ragione al preside e nemmeno quelli che gli danno sempre torto.

Forse non sopporto proprio i professori.

Mica male come inizio.

Walnut Grove

Un collegio docenti d’inizio d’anno è un collegio docenti strano, fatto di baci e abbracci, di ricordi per chi non c’è più, di nostalgia per chi è da un’altra parte, di voglia di incontrare gli studenti ma nella scuola quella vera, mica agli esami. Gli esami sono uno scotto da pagare e lo si fa con una cura inaspettata nel condividere con le colleghe il peso che mi fa un po’ ricordare la casa nella prateria quando lui si fa male e i sacchi di farina glieli portano tutti gli altri. Ognuno prepara i suoi compiti, da solo o con altri e poi prima di scappare si gira e dice: vi posso aiutare? Perché dispiace lasciare qualcuno a lavorare e noi tornare a casa. Siamo tutti abbronzati e più buoni. E’ un po’ come a Natale. Ma mica sempre.

 

Invalsi sì invalsi no… invalsi in mutande!

Il mio blog di matematica è frequentato in questi giorni da ricercatori impavidi di prove invalsi: simulazioni, prove, libretti di preparazione vanno alla grande. Martedì le prove invalsi saranno somministrate a tutte le classi seconde del regno, pardon dello stato. Qualche preside, poveretto si è trovato costretto a fare degli ordini di servizio perchè i collegi docenti hanno fatto qualche obiezione alla somministrazione. Qualche collegio non ha battuto ciglio e i docenti di matematica ed italiano si metteranno buoni buoni a correggere le prove senza nemmeno sapere se le ore di lavoro saranno retribuite: almeno un pochetto, tanto per distinguerci dai volontari, che a loro volta vogliono certo distinguersi da noi. Qualche preside, per non saper né leggere né scrivere, alla fine si metterà lui a correggere i famosi test, dopo essere stato abbandonato da professori che con parole cordiali hanno chiesto di non fare attività aggiuntive in quei giorni. In questo balletto tra attività aggiuntive, obbligatorie, retribuite, dovute, funzionali all'insegnamento… non ci si capisce più niente.

Chedo scusa a tutti quelli che hanno lavorato e lavorano sulle prove invalsi, ma io sono tra quelli cordiali che non vogliono correggere, tra quelli cordiali che non hanno preparato i ragazzi, tra quelli cordiali, che non amano le prove oggettive uguali per tutto il regno. Ovviamente capisco che ci sono buoni motivi per cercare di valutare e verificare l'apprendimento degli studenti di tutte le scuole italiane con un metro che sia oggettivo. Ma questo non mi basta. Sarà che un giorno, qualche anno fa, ho visto un film. dove un professore di matematica diceva ad una mamma: il mio compito è far sì che gli studenti prendano buoni voti sui test standardizzati. Perché non lascia a me il compito di insegnarle a fare il test standardizzato? E mi sono detta: io non voglio diventare come lui. Però so bene che ha ragione il mio preside: è lì che dobbiamo arrivare.

Per i curiosi qui, 1:16:45

Fauna docente: attenti agli animali

cartello animali selvatici

Genere: Le prof belle bionde carine che chiamano tutti ‘amore’, ‘tesoro’ (che mi viene voglia di aggiungere ‘buccia di ponodoro’)  vanno alla grande. Magari hanno anche l’utilitaria rossa con i guancialini a forma di cuore e chiamano le alunne con vezzeggiativi e pronomi possessivi.

Tecnica da utilizzare: tenersi alla distanza almeno di un braccio, sorridere sempre ma un po’ freddamente e non sorridere proprio quando ti chiamano tesoro o amore.

Genere: la prof super efficiente che ha già scritto a lapis i nomi degli studenti sui registri il primo giorno di scuola, che chiede i moduli da consegnare agli studenti per portarli fuori il 4 dicembre. che ti guarda chiedendoti se sei di ruolo e ti spiega com’è il mondo.

Tecnica da utilizzare: guardarla come se fosse un marziano cercando di  ignorare i suoi movimenti spesso inconsulti e, se non ce la  fai, dire due parole -due sole, mi raccomando-  per smontarla (ad esempio facendole notare che se ha già scritto le assenze a penna è totalmente inutile che abbia scritto a lapis i nomi)

Genere:la prof che palle, il mondo è contro di me, che disgraziata sono io che ho il sabato libero e non so ancora l’orario di lunedì, che mi tocca stare qui a disposizione senza fare niente, che ho le quinte (o le prime o le seconde o le terze o le quarte…) che ho due scuole, che ho da scrivere la programmazione, che fa caldo (o fa freddo… a piacere).

Tecnica da utilizzare: SCAPPARE: solo guardarla in faccia o condividere con lei gli spazi vitali vi lascerà assolutamente privi di forza e di energie. Non provate a ragionare con lei spiegandole ad esempio che è fortunata ad avere il sabato libero (visto che nessuno qui ha avuto neanche un giorno libero nella prima settimana di scuola):  lei continuerà a sentirsi sfigata e dopo due minuti comincerete anche voi a sentirvi sfigate e la vostra faccia assumerà la classica aria a mal di pancia.

primo giorno di non scuola

Venerdì scorso profemate era al mare: sole mare cielo azzurro silenzio… si sentiva come uno studente che fa forca perché le sue colleghe… acc… ex colleghe erano a scuola tutta la mattinata. Quindi profemate sentendosi un po’ in colpa, si godeva ancora di più il sole il mare il cielo azzurro il silenzio… Quand’ecco uscire dalla sua borsa:

piripiripiiiiiii piripi scuolanuovadiprofemate* piripiripiiiii scuolanuovadiprofemate* piripiiiiiii

Occavolo… mi hanno scoperto!

Profemate salta su dalla posizione sdraiata di ‘mi riposo un po’ gli occhi’ e afferra il telefono: Pronto?

Pronto, profemate, sono profconilmaritochevivedovevorrebbevivereiltuo. Vorrei sapere se vai all’assemblea sindacale del primo giorno di scuola.

Io non andrei. Sottintendo: ma se volete ci vado…faccio tutto quello che volete… mi spiace di essere qui al mare a godermi qusti bagni e questo sole… e mi dimentico le motivazioni meditate da giorni (in sintesi: è ovvio, direi banale, che ci siano un sacco di motivi per essere scontenti ma:1) non si rovina il primo giorno di scuola, 2) non si fa sciopero nascondendosi dietro ad un’assemblea sindacale)

Charite le perplessità sul condizionale riattacco e continuo a godermi il sole mare… etc etc

Indi… poscia…per cui stamani mi vesto e vado a scuola. Intanto rischio di fare tardi: anzi faccio proprio tardi ma nessuno se ne accorge visto che i ragazzi fuori sono tre e i custodi mi avvisano (dopo avermi lasciato fuori dalla porta non conoscendo la mia faccia e dopo aver tentato io invano di entrare dalla porta sbagliata) che si aspetta profconilmaritochevivedovevorrebbevivereilmio che con fare disinvolto dirà loro entrando senza dirlo apertamente di andarsene (povero il mio primo giorno di scuola…)

Quattro ore a scuola a far che? Sono stata impegnatissima: ho spiegato alla bravabarista com’è il cappuccino con tanto latte, spiegandole anche che mica tutti i giorni lo voglio così, troppo facile… mi sono fatta la piantina di tutti i bagni docenti della scuola, ho trovato le mie classi e ho visto che i banchi sono piccoli con il ripiano sotto come quelli che 40 anni fa lanciai in aria; ho preso i registri personali e per la prima volta in vita mia (meraviglia!) ho un registrone unico con tutte e cinque le classi come quello della mia vecchia prof di mate, con le linguette che fuoriescono che sono una meraviglia (e domani lo rivesto con la carta colorata); ho cianciato di presidi vecchi e lavati con perlana, mi sono fatta dare una pssw per usare i pc che certamente perderò, mi sono studiata il regolamento d’istituto perché domani devo fare accoglienza ad una prima e, dopo che di sicuro mi sarò persa nei corridoi della scuola almeno cercherò di non dire loro  le regole della scuola vecchia; ho fatto progetti di far dare quesiti di matematica in latino alla poveraprofdilatino che non ha potuto dirmi di no, ho cercato di infilare la matematica con la psicologia, la pedagogia e la filosofia e anche proffilosofadark ci è quasi cascata. Infine ho scoperto che il marito di profconilmaritochevivedovevorrebbevivereiltuo  ha un campeggio in un’isola e vive moltissimo tempo là, fino ad ottobre quando c’è una bella sagra del totano, ed ha preso la patente di pescatore professionista ed ho scommesso con lei che gli occhietti di mio marito avrebbero brillato quando glielo avrei raccontato e che la prima cosa che mi avrebbe detto sarebbe stata: "ma non ci può trovare un bungalow per la sagra del totano?"

Insomma una mattinata interessante. Solo che mi sono mancate tanto amicanonpiùcollega** e tutte le nonpiùcollegheamiche**, amicononpiùcollega** e tutti i nonpiùcolleghiamici**. O mamma che casino… adesso con tutte queste colleghenuovenonancoraamiche e con qualche amicavecchiacollegalavataconperlana…  ma quanta gente conosco??!!

* voce metallica

** lasciatemi un salutino, vi prego! Ma non spargete la voce di questo posto… altrimenti arriva a profconilmaritochevivedovevorrebbevivereiltuo o a proffilosofadark…e non sta bene

sforzi di immaginazione

Immaginatevi una scuola come tante, una mattina alle otto, secondo giorno di scrutini. Immaginatevi un Preside (ancora si chiamavano così). Immaginatevi una classe che mi ha fatto sputare l’anima tutto l’anno tra ritardi per fare la colazione (che vuolle prrof… io ho fame) giustificazioni per le assenze mai consegnate (che si fa prof, mi manda giù così vado a casa? con sorrisetto malizioso), compiti a casa mai fatti (prof… lo sa che oggi ho fatto i compiti? li vuol vedere? Sì dammeli così me li incornicio…), metodo di studio totalmente inadeguato (Perché hai svolto così l’esercizio? Perché avevamo fatto così anche ieri… Eh sì… ma l’esercizio era un altro…), Ciliegina sulla torta: la telefonata dal cellulare in classe l’ultima ora dell’ultimo giorno.

Immaginatevi una sfilza di insufficienze, ma soprattutto le sufficienze, tutte assegnate chiudendo occhi naso e bocca sulle scemenze (per una volta lasciatemele chiamare così).

Immaginatevi un primo giorno di scrutini passato a correggere facsimili di verbali che non corrispondono alle legge attuale, chiudendo gli occhi su schede legate a normative defunte tirate per i capelli verso le nuove normative, criteri approvati in collegio e subito dimenticati da tutti con evidenti  disparità tra classi che hanno magari stessi membri esterni e quasi anche interni.

Immaginatevi magari dei corsi di recupero richiesti approvati e mai svolti.

Immaginatevi un preside che inizia dicendo che è ovvio che nella tua materia ci siano tante insufficienze, è sempre così. Immaginate che profemate abbia risposto un po’ risentita e cercate di visualizzare un preside che chiede a profemate ‘ma lei ha dei motivi per essere così arrabbiata di prima mattina?’

Credete forse che profemate abbia tergiversato?

Profemate quel giorno di tanto tempo fa, a quell’uomo grande e grosso che oltretutto era anche il suo preside ha detto così:

‘Davvero vuol sapere i motivi? Perché se è così glieli dico.’

E sono seguiti dieci minuti (forse anche venti) in cui profemate gli ha detto tutto quello che pensava di lui, dalle cose più tecniche e professionali fino ai colori della sue cravatte che di solito sono improponibili.

E immaginatevi, infine, cosa sarebbe successo se per l’anno successivo non mi avessero dato il trasferimento.

Il popolo dei docenti è un popolo strano. Il buon senso di cui notoriamente è dotato, si evolve così rapidamente che difficilmente coincide in due esemplari nello stesso momento: capita così molto spesso che in nome del buon senso si cerchi di arrivare a situazioni diametralmente opposte. Sembra che desideri darsi delle regole omogenee ma poi nell’azione, ognuno vuol fare come gli pare e piace. Il capo molto spesso urla, sbraita e imbastisce irruenti danze ma poi non sa guidare il suo popolo nella giusta strada:  accade a volte che di proposito indichi strade sbagliate, o diverse a gruppi diversi, generando un’incapacità di progredire insieme nel cammino, un malcontento e una sfiducia generalizzata che spesso paralizza il branco. I maschi si riconoscono dalle femmine perchè ad una certa ora hanno fretta e non sentono più ragioni: che l’attenda il sesso o lavori diversi fuori dal branco, il maschio ad una certa ora sbraita e se ne va, caschi il mondo. E’ l’animale che meno riesce ad adattarsi ai cambiamenti: spesso pesca nei fiumi asciutti, cerca di cogliere frutti da un albero ormai secco. E’ l’unico animale che non si accorge del cambiamento delle stagioni e  si comporta sempre come se fosse nella stagione in cui è nato. Attacca caparbiamente i suoi simili, cercando di essere l’unico vincitore, ottenendo, invece, solo di rendere debole e fragile la specie e di compromettere spesso la propria sopravvivenza. Cerca di agguantare cibo e beni più che può, non sa cosa vuol dire condividere e costruire insieme: spesso si trova intento a distruggere ciò che sta costruendo il compagno, senza nessuno scopo apparente. Senza nessun rispetto per gli anziani del branco, senza nessuna attenzione verso i giovani, ognuno è costretto a rifare da capo tutte le esperienze. Si parla di ‘involuzione’ della specie, volendo indicare con questo termine il regredire, il riavvolgersi in sè del cammino di ogni esemplare che vive in completa solitudine e antitesi con gli altri pur rimanendone in stretto contatto fisico.

I ragazzi, i voti, l'oggettività, l'esame, i ministri, il buon senso

C’era una volta una scuola. Non era una scuola perfetta, anzi: anche lì crepe a tutto spiano e poca luce. In quella scuola i professori non avevano griglie da riempire, pagellini interperiodali, comunicazioni del recupero delle carenze del primo quadrimestre. A quei tempi alla famiglia arrivava solo la pagella di fine quadrimestre, quella bella, di carta importante, scritta a mano, quella che il babbo si lavava le mani per toccarla e a te non veniva neanche in mente di piegare in quattro e infilarla in un quaderno qualsiasi. Adesso a un genitore, di comunicazioni ufficiali della scuola durante l’anno scolastico ne arrivano quattro: quattro fogli A4, a volte un po’ scarabocchiati, a volte spiegazzati: il pagellino interperiodale, la pagella di fine quadrimestre, il secondo pagellino interperiodale, la comunicazione se ha recuperato o no le carenze del primo quadrimestre. Insieme a questi fogli vengono allegati: inviti a parlare con i prof, inviti a far studiare i propri figli individualmente, inviti a far seguire i corsi di recupero organizzati dalla scuola (tre ore con tre classi accorpate che hanno fatto un diverso programma). Infine viene chiesto ai genitori che, se non vuole che suo figlio parteci al corso, firmi un altro foglio. Senza contare comunicazioni personali dei singoli insegnanti, della presidenza per le assenze o i ritardi… E poi ci lamentiamo che i genitori non vengono più a parlare con i professori: qualche altra comunicazione dalla scuola e ci sarebbero i termini per una denuncia di stalking…

Comunque… restiamo sugli studenti e i voti. Prima una mamma qualunque, anche la mia che aveva fatto a malapena le elementari, prendeva in mano la pagella (dopo essersi lavata le mani) e capiva: se c’erano tutte sufficienze era ok (magari avresti potuto fare di più…), se c’era qualche 5 diceva a suo figlio: devi studiare di più!, se c’erano dei 4 cercava qualcuno per fare ripetizioni perché altrimenti c’era settembre o la bocciatura in arrivo.  Adesso un genitore non ce la fa, nemmeno se è laureato in Scienza delle comunicazioni sociali: ti potrebbe arrivare a metà maggio una comunicazione che tuo figlio ha recuperato le carenze del I quadrimestre, dopo che un mesetto fa avevi ricevuto un pagellino con quattro (il tutto in una certa materia) e qui bada bene, non devi pensare che tuo figlio ha recuperato quel quattro! Errore gravissimo! Oppure ti potrebbe arrivare la comunicazione che tuo figlio non ha recuperato le carenze del primo quadrimestre ma nell’ultimo pagellino avevi visto un sei… moltiplicate tutto questo per il numero di materie e cosa viene fuori? Un casino!

Prima, se avevi buon senso, convocavi verso marzo i genitori degli studenti che erano in situazioni che avrebbero potuto dare adito ad esiti negativi: lo facevi un po’ per dar loro un ultima possibilità di un eventuale recupero in extremis, un po’ per non farli rimanere troppo male, un po’ per non avere noie se fossero rimasti troppo male. E, sempre se avevi buon senso, organizzavi qualcosa a scuola per aiutare chi voleva davvero recuperare. Possibile che rendere legge il buon senso sia così complicato? Possibile che porti a della confusione così diffusa, palpabile, deviante? Possibile che ti faccia allontanare dal buon senso? Davvero non c’era la possibilità di un buon ministro che si mettesse lì, non a mettere pezze nuove su un vecchio vestito, ma che si mettesse al lavoro, con persone competenti ed intelligenti, animate da un amore all’uomo, alla conoscenza, all’educazione per rifondare una scuola come si deve, senza andare a spelluzzicare in America particolari da appiccicare ad una scuola vecchia che magari non era poi così male nelle sue radici?

Hanno voluto rendere oggettivo il buon senso: ma è possibile? Cosa c’è di più saggio di un consiglio di classe che si riunisce e decide se un ragazzo può o non può essere ammesso all’esame di stato? Non è oggettivo? Forse se cambiasse la composizione del consiglio di classe potrebbe cambiare l’esito? Forse sì. Ma finché ci saranno uomini a giudicare questo sarà possibile: sbaglio o  funziona così anche la giustizia? Se poi un genitore avesse pensato che era stato fatto un torto evidente al proprio figlio c’era la possibilità del ricorso: non è poi così strano, no?

C’era una volta un’ammissione all’esame di stato che procedeva proprio così: i professori stabilivano se il ragazzo poteva fare gli esami o no: via… sparivano i voti del secondo quadrimestre e comparivano i giudizi: Lo studente, pur avendo migliorato l’attenzione in classe  e il lavoro personale nella seconda parte dell’anno scolatico, non è riuscito a raggiungere un profitto pienamente sufficiente: permangono infatti carenze nella conoscenzea  e nella rielaborazione di alcuni argomenti: cose di questo tipo, cose dalle quali si capiva, se si voleva. E poi c’erano i voti del primo quadrimestre e  tutte le commissioni andavano a vedere il curriculum scolastico, del triennio almeno. Adesso tutto il curriculum si condensa in un numero. Meglio: si fatica meno. Meglio: è più oggettivo. Forse. Ma torniamo all’ammissione: via basta queste cose così soggettive: troppa importanza a questi prof che notoriamente non capiscono nulla. Colpo di genio: rendiamo oggettiva l’ammissione! Primo tentativo: saranno ammessi solo i ragazzi che hanno una media sufficiente. Un grandissimo colpo di genio! I voti sono numeri: cosa c’è di più oggettivo dei numeri? Peccato. I numeri sono attribuiti soggettivamente. Ops… ce n’eravamo scordati: che i numeri sono misure, affette da errori, che gli insegnanti attribuiscono i voti e sono persone affette da errori. E poi… la media… basta che uno abbia otto ad educazione fisica e via… recuperati tre cinque. Non va bene: è una scuola troopo buonista: la vogliamo o no rendere severa questa scuola? Genialità pura: non ammettiamo se c’è un’insufficienza. Scritto proprio così, nero su bianco: severissima… questa volta davvero. Niente scappatoie. Miviencheridire… diceva una vecchia pubblicità. Di che rido? Del fatto che ci avevo creduto. Invece lo sai che cosa ho capito ieri? Tra un’interpretazione restrittiva della legge, un’osanna al vecchio, antico buon senso e un attacco stile: provaci e ti denuncio io stesso, ho capito che, bene che vada ci metteremo al tavolino, decideremo sulla base del buon senso chi ammettere e chi no e poi il consiglio di classe attribuirà i voti nelle singole discipline, dando, ovviamentea tutti sei se si è deciso di ammetterli oppure no se si è deciso di non ammetterli. Oibò…sogno o son desto? Non mi sembra che sia cambiata una virgola… ah… ma ci sono i numeri… già allora è oggettivo. Che idiota, eppure insegno anche matematica. Che forse il ministro di questa riforma si sia scordato che il Consiglio di Classe attribuisce lui i voti nelle singole discipline e non il singolo insegnante? E quindi tutto fila… non fa una grinza… infatti… non una, un milione. Un milione di crepe dalle quali non vedo nessuna luce.

2007-09-30  Pertosa e Costiera Amalfitana 418