Ho voglia di scrivere qui come se nessuno mi leggesse.

Ho voglia di scrivere qui come se nessuno mi giudicasse. Come se nessuno raccontasse niente a nessuno di quello che legge qui. Come se nessuno conoscesse il mio volto vero. Ho voglia di scrivere qui come se tutti mi conoscessero fino in fondo all’anima. Come se non ci fosse bisogno di parole. Come se questo fosse un angolino nascosto. Irraggiungibile dal mondo vero. In cui posso dire tutto e tutto il contrario. Come se nessuno si offendesse di questo o ne soffrisse. Ho bisogno di scrivere a qualcuno che mi vuole ascoltare. E che vuole raccontarsi a sua volta. Ho bisogno di sentirmi dire tutto il bene e tutto il male. Ma solo qui. Altrimenti le parole non escono. Altrimenti il dolore ristagna. Altrimenti il cuore da solo impazzisce.

Avevo chiuso la porta per riprendere a scrivere. Come un modo di mettermi a nudo. Da sola ormai. Non mi andava più di scrivere solo perchè qualcuno ogni tanto mi leggesse e commentasse con gli amici quello che scrivo qui.

Ma come si può dire di no a chi abita questo luogo con me da anni? Ma vi prego, considerate questo luogo una stanzetta in cui distendervi, prendere un tè o una birra insieme e non lasciatemi sola con i miei pensieri, ditemi i vostri, quelli veri, quelli più segreti. Non so scrivere, ci sono tanti scrittori, non venite qui per leggere, venite qui per stare con me, per dirmi di voi. E le parole che ci diremo qui saranno parole tra persone che non hanno niente a che vedere con la vita reale. Come se non ci conoscessimo, come se non avessimo condiviso pizze, emozioni, paure e dolori. ma come se ora e qui volessimo stare insieme fino in fondo. Per davvero.

Altrimenti, vi prego, non leggetemi più. E rendetemi le chiavi di questa mia stanzetta.

E ora vado a fare il verbale da consegnare al preside per sospendere un’ alunna.

top secret, mi raccomando!

Un bacione a te profepa amica di tanti anni, di tanti dolori raccontati e vissuti, di tanti caffè in compagnia, di tanta matematica, di tanta vita raccontata e vissuta e a te damadelsole, amica di tante emozioni così nuove per me così vecchia, di tante parole lanciate nella notte nelle ore di svegliadimezzo, passata dal mistero dell’etere al sole del mare. Vi voglio bene. E vi vorrò sempre bene, qualunque cosa vogliate poi fare, qualunque cosa ci riuscirà di fare qui dentro.  Magari niente. Ma questo è già qualcosa. Almeno per me.

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Non lo sopporto più

No, non è mio marito. E’ fb. Odio le facce sorridenti, le coppie sbaciucchiantesi, le famiglie al completo e ben vestite, i bambini, ommioddio i bambini! poveretti, messi in mostra come si faceva prima con i regali di nozze: filmati del suo primo dentino, del suo primo passo, del suo primo lancio di pappa… foto a testa in giù, a testa in su e tutti a dire che bello che bello (l’uovo nel cestello…) Non sopporto gli inviti a giocare con questo e con quello, non sopporto gli inviti a cliccare su questo e su quello…. Non sopporto quando mi insinuo e mi lascio trasportare e scopro che quello si è sposato, l’altro ha avuto un figlio e non so se dir loro qualcosa o passare come un paesano curioso e un po’ pettegolo senza dire niente perché in fondo io chi sono…

Però..

Però ci sto perché a volte è comodo.

Trapassato remoto

C’è stato un tempo in cui scrivevo cose di senso compiuto.

C’è stato un tempo in cui scrivevo post più lunghi di 10 righe.

C’è stato un tempo in cui Abreast arrivava prima dell’alba a lasciare commenti che non ci incastravano niente col post.

C’è stato un tempo in cui i commenti erano tanti e diventavano un luogo di discussione ben più interessante dei miei post.

C’è stato un tempo in cui io ero più giovane di sei anni e potevo ancora far credere a chi capitava qui che ne avevo 18.

C’è stato un tempo in cui era divertente star qui.

Anche troppo.

vintage

I blog sono vecchi, trapassati, defunti. Diciamocelo: sono noiosi. Adesso facebook, twitter, tumblr: rapidità colore, casino, miscuglio, frammentazione, passaggio. Invece che scrivere si ri-scrive quello che hanno scritto gli altri, invece che fotografare si postano le immagini di altri (fantasmi dell’etere) Niente impegno niente fatica niente tempo sprecato.Non ci metto la faccia. Commento al volo e via. Niente commenti a volte, solo un gran casino. Non leggo, non penso, non ascolto. Ottimo: colori, verità assolute, certezze indistruttibili. Perfetto: puoi anche pagare qualcuno che lo faccia per te.

E se leggete una vena polemica è solo perché io sono iscritta a tutti e tre e non ho ancora capito come fare il primo passo. E neanche se c’è un primo passo.

Au revoir.

Post e post-it

Sono stufa dei diari di mamme, nonne, zie e cugine:  di sapere quando il piccolo piange la prima lacrima o mette il primo dentino o gattona la prima volta. Sono stufa dei food blog con le belle foto colorate di piatti perfetti, con i racconti della loro preparazione (ovviamente perfetta) Sono stanca dei post delle prof che sanno fare le prof solo loro, che amano i loro ragazzi e odiano gli incompetenti dei colleghi. Non ne posso proprio più di chi mette su un blog per convincere i passanti a credere in dio, o nel diavolo, o in berlusconi o in grillo. Scappo via a 100 all’ora dai blog con le ali di presunte adolescenti leziose che si sentono incomprese. Odio i blog delle casalinghe insoddisfatte in cerca di emozioni che non trovano più nelle loro quattro mura di muro vero.  Non sopporto chi scrive post per fare outing. (di qualunque tipo sia). Non mi piacciono i blog di scrittori e poeti,   presuntuosi , pedanti, egocentrici.  Non sopporto chi dal blog vorrebbe trasmettere cultura, sapere o anche solo i compiti di matematica. Mi sembra stupido pensare di usare un blog per fare informazioni, per dare notizie al mondo, se non si è dei veri giornalisti (e anche in quel caso… parliamone) Credo che sia inaccettabile aprire un blog per fare qualche soldi grazie alle pubblicità (e soprattutto utopico).

Ora bisognerebbe proprio che qualcuno mi ricordasse perché ho perso  922 volte  in media almeno una decina di minuti per volta (quindi almeno 9220 minuti, quasi 20 giornate lavorative ) per scrivere  post che non sopporto.

Quando viaggio mi piace avere qualcosa di interessante da leggere, per questo porto sempre con me il mio diario.

                                               Oscar Wilde

Finalmente ho capito perché tengo (approssimativamente) un blog.

NDN

Passo così poco tempo davanti al pc. E non me ne curo. Scrivo niente, leggo pochissimo. Mi sembra così lontano il tempo in cui aspettavo con ansia di sedermi qui, concentrarmi su chi avrei incontrato dietro questo schermo, sulle emozioni. sulle parole, sul destino di chi, forse, non avrei mai visto.

Ho pianto lacrime vere. Per persone vere. Ma non so se quelle lacrime avevano un senso, un tempo, una ragione.  Ho pianto morti ed abbandoni e mi vergogno un po’ a dire che ho singhiozzato sentendomi tradita e abbandonata da chi non conoscevo neanche. Com’è stupido a volte l’animo umano. Ingannato, non sa vedere oltre la nebbia. Io ho amato tanto da dietro questo pc: come in un mondo parallelo io volevo bene alle persone che incontravo. Davo tutto quello che immaginavo essere la mia anima e pretendevo tutto da loro. Scrutavo dentro le pieghe dei loro scritti per leggere quello che tenevano dentro, pretendevo di capire la loro vita, la loro storia, il loro destino.

Da tanto tempo ormai cerco invano di ritrovare quella passione per chi scrive, quelle briciole di sintonia che raccoglievo con cura e mantenevo nel palmo della mano al riparo dalla pioggia e dal vento.

Niente da fare.

E forse neanche solo sul pc.

Mi si sta atrofizzando il cuore

C'èst la vie

Uno apre un blog perché ha qualcosa da dire e non ha nessuno che lo vuole ascoltare, perché sente dentro un ammasso di pensieri da sgrovigliare. Quell'uno lì si sente inebriato quando trova qualcuno che lo apprezza, gli manifesta sfacciatamente comprensione, corrispondenza, simpatia. E se c'è qualcuno che dissente, poco male, è così bello un'orda di commenti amici che dicono: quello lascialo perdere.

Sei una persona meravigliosa, fregatene di quello che pensa o dice la gente intorno a te: son tutti stronzi e cattivi.

E quell'uno si sente a poco a poco riprendere fiato, calore, sapore. Uno prende dal blog quello che gli serve per vivere non trovandolo fuori. Perché è più facile sul blog dare ragione, approvare, buttarsi in cose che ieri non avremmo mai pensato. Si può cambiare noi stessi sul blog , magari un pezzettino solo, magari solo quello che basta per sintonizzarsi con altri. E' facile sul blog la sintonia.  Forse è più difficile fare il troll.

Due apre un blog perchè vuole scrivere un libro, per imparare a scrivere in flusso di coscienza, per farsi dire da qualcuno che scrive meravigliosamente bene, per diventare un blog citato dai giornali, per costruirsi uno pseudonimo famoso, per cercare una casa editrice. E i commenti, se non ci sono, ci si inventano, altrimenti che blog è.

Tre apre un blog per fare politica, per fare missione, per trasmettere il proprio pensiero. Cerca proseliti e li trova sempre. Perché è facile sul blog trovare sintonia. A tre piacciono pure i troll e gli da tanto da mangiare così tornano,

Quattro apre un blog per ritrovare se stesso ché forse se lo è perso nel cammino della vita. In quattro c'è un po' di uno, un po' di due, un po' di tre, ma non sa fare bene nè questo né quello. O forse non vuole. Prende quello che di vero trova o crede di trovare, piange, sbaglia, soffre, ride, e si sente di nuovo solo.

Cinque apre un blog per trombare, ma cinque è troppo banale.

C'èst la vie.

Questo blog chiude perché la notte dormo e il giorno non lavoro in ufficio. Questo blog chiude perché ogni post che penso di scrivere mi sembra di averlo già fatto e fatto meglio. Questo post chiude perché ogni post che scrivo mi sembra troppo vero o troppo falso o troppo o troppo poco. Questo blog chiude perché non ho tempo da perdere e non voglio farne perdere ad altri. Questo blog chiude perché qui dentro qualche nodo si è sciolto e gli altri non è qui che si scioglieranno. Questo blog chiude perché mi ha fatto capire a chi appartengo e il suo compito nei miei confronti lo ha già totalmente assolto. Questo blog chiude perché mi ha fatto conoscere un sacco di persone stupende che in parte hanno reso inutile questo blog. Questo blog chiude perché i blog si aprono e si chiudono e non succede nulla. Questo blog chiude. Ma io no.

Dimenticavo la cosa più importante: questo blog chiude perché ho capito che non mi servirà né per diventare una scrittrice famosa  né per trovarmi un amante giovane bello e dolcissimo.

Questo blog non vuole più commenti.

Casomai

  io adoro i pvt e le mail.

E le telefonate.

E le cene in pizzerie.

E un tè ai tavolini in centro.

E due chiacchiere su una panchina.

E una visita al museo.

E una giornata di boh.

E un panino da zio mac.

E una cena a casa di amici.

E una visita ai luoghi più belli della tua città.

E un pranzo a base di burlenghi o che ne so io.

E un'ora di preghiera insieme.

E una settimana al meeting.

E, magari, una settimana a Londra.

Si paga alla romana, però.

 

Bloggammo

Qualche anno fa, quando questo blog era popolato e il bello era tutto nei commenti, un mio studente, uno dei pochissimi che sapevano di questo posto, mi chiese: Ma lei che farebbe prof, se non avesse tutti quei commenti, (che non erano neanche tanti,ndr) tutta quella gente che discute nel suo blog? Certamente non scriverebbe più. No, gli dissi, no… scriverei sempre perchè mi rilassa scrivere, non mi importa il numero dei commenti. E infatti, non mi importa il numero dei commenti: mi manca tantissimo però quella voglia di discutere, di scherzare, di comunicare, di conoscersi che c’era nei commenti Ero diversa io. Giravo per blog curiosa di conoscere e di farmi conoscere, sparando le mie sentenze di qua e di là, pretendendo di capire da un post l’animo di chi lo scrive. E pensando di meritarmi per questo la sua amicizia. Adesso scrivo ancora perché mi rilassa, E basta.