A volte a scuola capita che un tuo alunno abbia un incidente in motorino e che tu debba consolare i compagni che piangono prima di sapere cosa si è fatto. E poi, magari, scopri che la macchina che ha causato l'incidente e se n'è andata è di una ragazza che conosci. Capita che i ragazzi di una classe si offendano a vicenda cogliendo in maniera cattiva le debolezze dell'altro. Capita che tu ci abbia anche già parlato e, magari, fatto un post sul vostro blog. Capita anche che nonostante tutto, tu sappia che si sono detti cose irripetibili e che uno di loro ne soffre davvero. La cosa terribile è che agli non gliene frega niente: riescono solo a dire che anche lui risponde male. Ancora una volta a dare la colpa a qualcun altro, ancora una volta sembra che l'unico problema sia che non mi dichiarino colpevole, ancora una volta l'unico punto di vista possibile è il mio, ancora una volta sembra che non ci sia altra possibilità che schierarsi tra i buoni o i cattivi.

Mentre tornavo a casa oggi pomeriggio ho visto un vecchietto così curvo che sembrava piegato in due che camminava sul marciapiede appoggiato a due bastoni. Ogni passettino sembrava costargli un gran sacrificio: fatica, dolore, impegno.

E ho pensato che era vero quello che stava cantando Ligabue dentro l’mp3: vivere è un atto di fede.

I ragazzi, i voti, l'oggettività, l'esame, i ministri, il buon senso

C’era una volta una scuola. Non era una scuola perfetta, anzi: anche lì crepe a tutto spiano e poca luce. In quella scuola i professori non avevano griglie da riempire, pagellini interperiodali, comunicazioni del recupero delle carenze del primo quadrimestre. A quei tempi alla famiglia arrivava solo la pagella di fine quadrimestre, quella bella, di carta importante, scritta a mano, quella che il babbo si lavava le mani per toccarla e a te non veniva neanche in mente di piegare in quattro e infilarla in un quaderno qualsiasi. Adesso a un genitore, di comunicazioni ufficiali della scuola durante l’anno scolastico ne arrivano quattro: quattro fogli A4, a volte un po’ scarabocchiati, a volte spiegazzati: il pagellino interperiodale, la pagella di fine quadrimestre, il secondo pagellino interperiodale, la comunicazione se ha recuperato o no le carenze del primo quadrimestre. Insieme a questi fogli vengono allegati: inviti a parlare con i prof, inviti a far studiare i propri figli individualmente, inviti a far seguire i corsi di recupero organizzati dalla scuola (tre ore con tre classi accorpate che hanno fatto un diverso programma). Infine viene chiesto ai genitori che, se non vuole che suo figlio parteci al corso, firmi un altro foglio. Senza contare comunicazioni personali dei singoli insegnanti, della presidenza per le assenze o i ritardi… E poi ci lamentiamo che i genitori non vengono più a parlare con i professori: qualche altra comunicazione dalla scuola e ci sarebbero i termini per una denuncia di stalking…

Comunque… restiamo sugli studenti e i voti. Prima una mamma qualunque, anche la mia che aveva fatto a malapena le elementari, prendeva in mano la pagella (dopo essersi lavata le mani) e capiva: se c’erano tutte sufficienze era ok (magari avresti potuto fare di più…), se c’era qualche 5 diceva a suo figlio: devi studiare di più!, se c’erano dei 4 cercava qualcuno per fare ripetizioni perché altrimenti c’era settembre o la bocciatura in arrivo.  Adesso un genitore non ce la fa, nemmeno se è laureato in Scienza delle comunicazioni sociali: ti potrebbe arrivare a metà maggio una comunicazione che tuo figlio ha recuperato le carenze del I quadrimestre, dopo che un mesetto fa avevi ricevuto un pagellino con quattro (il tutto in una certa materia) e qui bada bene, non devi pensare che tuo figlio ha recuperato quel quattro! Errore gravissimo! Oppure ti potrebbe arrivare la comunicazione che tuo figlio non ha recuperato le carenze del primo quadrimestre ma nell’ultimo pagellino avevi visto un sei… moltiplicate tutto questo per il numero di materie e cosa viene fuori? Un casino!

Prima, se avevi buon senso, convocavi verso marzo i genitori degli studenti che erano in situazioni che avrebbero potuto dare adito ad esiti negativi: lo facevi un po’ per dar loro un ultima possibilità di un eventuale recupero in extremis, un po’ per non farli rimanere troppo male, un po’ per non avere noie se fossero rimasti troppo male. E, sempre se avevi buon senso, organizzavi qualcosa a scuola per aiutare chi voleva davvero recuperare. Possibile che rendere legge il buon senso sia così complicato? Possibile che porti a della confusione così diffusa, palpabile, deviante? Possibile che ti faccia allontanare dal buon senso? Davvero non c’era la possibilità di un buon ministro che si mettesse lì, non a mettere pezze nuove su un vecchio vestito, ma che si mettesse al lavoro, con persone competenti ed intelligenti, animate da un amore all’uomo, alla conoscenza, all’educazione per rifondare una scuola come si deve, senza andare a spelluzzicare in America particolari da appiccicare ad una scuola vecchia che magari non era poi così male nelle sue radici?

Hanno voluto rendere oggettivo il buon senso: ma è possibile? Cosa c’è di più saggio di un consiglio di classe che si riunisce e decide se un ragazzo può o non può essere ammesso all’esame di stato? Non è oggettivo? Forse se cambiasse la composizione del consiglio di classe potrebbe cambiare l’esito? Forse sì. Ma finché ci saranno uomini a giudicare questo sarà possibile: sbaglio o  funziona così anche la giustizia? Se poi un genitore avesse pensato che era stato fatto un torto evidente al proprio figlio c’era la possibilità del ricorso: non è poi così strano, no?

C’era una volta un’ammissione all’esame di stato che procedeva proprio così: i professori stabilivano se il ragazzo poteva fare gli esami o no: via… sparivano i voti del secondo quadrimestre e comparivano i giudizi: Lo studente, pur avendo migliorato l’attenzione in classe  e il lavoro personale nella seconda parte dell’anno scolatico, non è riuscito a raggiungere un profitto pienamente sufficiente: permangono infatti carenze nella conoscenzea  e nella rielaborazione di alcuni argomenti: cose di questo tipo, cose dalle quali si capiva, se si voleva. E poi c’erano i voti del primo quadrimestre e  tutte le commissioni andavano a vedere il curriculum scolastico, del triennio almeno. Adesso tutto il curriculum si condensa in un numero. Meglio: si fatica meno. Meglio: è più oggettivo. Forse. Ma torniamo all’ammissione: via basta queste cose così soggettive: troppa importanza a questi prof che notoriamente non capiscono nulla. Colpo di genio: rendiamo oggettiva l’ammissione! Primo tentativo: saranno ammessi solo i ragazzi che hanno una media sufficiente. Un grandissimo colpo di genio! I voti sono numeri: cosa c’è di più oggettivo dei numeri? Peccato. I numeri sono attribuiti soggettivamente. Ops… ce n’eravamo scordati: che i numeri sono misure, affette da errori, che gli insegnanti attribuiscono i voti e sono persone affette da errori. E poi… la media… basta che uno abbia otto ad educazione fisica e via… recuperati tre cinque. Non va bene: è una scuola troopo buonista: la vogliamo o no rendere severa questa scuola? Genialità pura: non ammettiamo se c’è un’insufficienza. Scritto proprio così, nero su bianco: severissima… questa volta davvero. Niente scappatoie. Miviencheridire… diceva una vecchia pubblicità. Di che rido? Del fatto che ci avevo creduto. Invece lo sai che cosa ho capito ieri? Tra un’interpretazione restrittiva della legge, un’osanna al vecchio, antico buon senso e un attacco stile: provaci e ti denuncio io stesso, ho capito che, bene che vada ci metteremo al tavolino, decideremo sulla base del buon senso chi ammettere e chi no e poi il consiglio di classe attribuirà i voti nelle singole discipline, dando, ovviamentea tutti sei se si è deciso di ammetterli oppure no se si è deciso di non ammetterli. Oibò…sogno o son desto? Non mi sembra che sia cambiata una virgola… ah… ma ci sono i numeri… già allora è oggettivo. Che idiota, eppure insegno anche matematica. Che forse il ministro di questa riforma si sia scordato che il Consiglio di Classe attribuisce lui i voti nelle singole discipline e non il singolo insegnante? E quindi tutto fila… non fa una grinza… infatti… non una, un milione. Un milione di crepe dalle quali non vedo nessuna luce.

2007-09-30  Pertosa e Costiera Amalfitana 418

Pensieri brutti

Profe, scusi… ma perché noi dobbiamo sempre discutere con lei?

Cara ragazzina arrogante, presuntuosa come potrebbe esserlo solo un bimbo di due anni che discute col babbo ed afferma di essere più forte lui, casomai dovrei dirlo io: perché mi tocca discutere solo con voi? ma non lo dico e ci discuto perché credo che a 17 anni siate in grado di farlo ma mi sbaglio di grosso: siete solo dei bambinetti che non sanno distinguere le regole da quello che vi va di fare, le motivazioni dalle bizze, l’arroganza dall’essere adulti.

E lo sai perché devi farlo solo con me? Perché agli altri non importa molto di quello che pensate, fate o non fate. Basta che stiate buoni a giocare in giardino tra di voi. Come alla Scuola dell’Infanzia.

E tu, ragazzino biondo con gli occhi celestiali che credi che per mostrarti grande basti fare la voce grossa e metterti alla pari della prof, perché non hai detto, tornando dalla vicepresidenza, che avevo ragione io, che ti hanno detto esattamente quello che ti avevo detto io: che la regola era quella che dicevo io, e che non era vero quello che sbraitava da mezz’ora la ragazzina arrogante? Credevi che io mi impaurissi di fronte ad a ciò che mi riferivi?O forse non capivi la differenza tra quello che hai riferito e la verità? Sei stato sleale verso i tuoi compagni… ma che ne vuoi sapere tu di lealtà?

E lasciamo stare il 68 per favore!

E a volte uno si chiede se vale la pena continuare a lottare per insegnare, per mettere tutta la propria esperienza, tutta se stessa a disposizione di chi ha altro da fare. Non sarebbe forse meglio dare a tutti sei, lasciar loro credere di essere già grandi e farmi i cavoli miei?

Uomini e donne

Oggi ho visto un ex studente. Io entravo all’Hidron e lui usciva. Ci siamo guardati un attimo, lunghissimo. Alto, bello, serio: un uomo. Non riuscivo a staccare gli occhi ma non lo riconoscevo. Poi mi ha sorriso: Profe…ma che ci fa qui? Beh…che ci faccio? palestra piscina cose così. Avrà pensato che sono completamente andata perché credo di avergli richiesto le solite due cose che gli avevo chiesto su fb. Poi mi ha abbracciato e baciato. Un altro sorriso e poi via: io sono entrata e lui se n’è andato. E’ strano: rivedi qualcuno e ti sembra che non sia passato un secondo da quando era in classe: rivedi qualcun altro e ti sembra che sia un’altra persona. Crescono, prendono strade diverse, uno diventa bellissimo, un altro bruttissimo, uno studioso e lavoratore, un altro scansafatiche, uno si è sposato e l’altro passa i dopocena a bere nei locali. Sembra impossibile: dietro ai banchi sono ancora bamboccetti, poco più grandi dei neonati nelle culle della maternità. Non sanno ancora bene di essere già così diversi l’uno dall’altro. quando si accorgono di non essere identici al loro migliore amico si arrabbiano moltissimo. Il banco maschera il loro vero volto, li omogeneizza, li rende digeribili. Sono nascosti dietro il libretto delle giustificazioni, dietro i compiti non fatti, dietro le simulazioni delle terze prove e i compiti di recupero delle carenze del I quadrimestre. Chi saranno domani i miei ragazzi di quinta? Quelli tutti uguali, quelli che non hanno voglia di studiare… i muri di gomma contro cui rimbalzano tutte le mie parole… che uomini e donne saranno? In che cosa crederanno?  Su che cosa costruiranno la loro esistenza? E come penseranno alla loro morte? E per che cosa spenderanno la loro vita?

E’ dura preparare un compito e non avere altro pensiero che non sarà mai abbastanza facile per loro. Semplicemente perché non studiano. E sai che se prendono tutti due tu ti troverai nei guai, non loro. Eppure ti metti lì e cerchi di tirare fuori un compitino degno del suo nome sperando che si faccia svolgere alla bell’e meglio almeno da qualcuno.

Professori, datevi da fare!

Povera scuola, come è ridotta! Le trasmissioni che ne parlano dicono solo due cose: da una parte indicano come l’unico problema la mancanza di fondi, dall’altra imputano tutte le responsabilità ai professori: è appena finito un ‘angolo di discussione’ su rai3 con l’incitamento: professori, datevi da fare! Per fortuna la cantante bionda della quale non mi ricordo il nome ha osservato che se i ragazzi non hanno voglia di imparare i professori possono fare ben poco.
E’ come se volessimo fare scuola senza le condizioni necessarie, indispensabili: qualcuno che vuole imparare e qualcuno che vuole insegnare. Condizioni minime che ci devono essere anche quando metti su una scuola di uncinetto (kniting è più in?). Certo che se avessi un vero uncinetto e un po’ di filo sarebbe molto meglio. Ma se anche tu avessi 2000 uncinetti, milioni di filati diversi ma nessuno che vuole imparare come potresti raggiungere qualche obiettivo? Naturalmente se non ci fosse qualcuno che insegna sarebbe molto molto più difficile imparare qualcosa: ma, forse, non impossibile e paradossalmente più facile che si riesca a raggiungere qualche obiettivo. Otterrebbe migliori risultati una scuola di studenti motivati, attenti, desiderosi d’imparare e di insegnanti mediocri di una scuola con ottimi insegnanti e studenti che non hanno nessun desiderio di imparare. C’è scuola laddove c’è qualcuno che vuole imparare. Se uno vuole imparare davvero lo trova da sè il modo: c’è sempre qualcuno intorno a te che ne sa più di te, c’è internet che ti mette il mondo davanti, le sue conoscenze sono tutte lì, basta un click. Mia nonna non è mai andata a scuola di uncinetto, eppure era bravissima. Non riusciva a leggere le istruzioni dai giornali: lei guardava e riusciva a rifarlo: devi rubare con gli occhi, diceva sempre.  Adesso gli studenti sono abituati che viene loro servito tutto su un piatto d’argento che passa e poi ripassa e poi ripassa ancora. Non rubano più né con gli occhi né con il cuore. Forse sono in perenne indigestione? Forse. Immaginate voi stessi in preda ad un virus che prende stomaco e d intestino, anche se avete accanto il più abile cuoco non vi viene certo voglia di mangiare, anzi. Ma se avete una gran fame, vi basta un pezzo di pane per mangiare con gusto.

Quesito a risposte multiple

Come dovrebbe comportarsi un professore oggi in questa scuola?

a) continuare a fare prediche su cosa significa studiare, ragionare, apprendere a una massa di studenti che lo considerano un alieno.

b) preoccuparsi di addestrare gli studenti per superare le prove che via via la scuola propone: compiti, interrogazioni, esame, senza preoccuparsi di capire se hanno capito, se hnno imparato, se ragionano.

c) andare avanti per la strada che si ritiene giusta, senza farsi interrompere, distrarre, deviare da compiti non fatti, studenti impreparati, svogliati, maleducati.

d) pensare che ‘son ragazzi’ e chiudere tutti e due gli occhi (e anche il naso): dare a tutti almeno sei e accontentarsi, raccontando a se stessi e agli altri che siamo stati proprio bravi

e) nessuna delle precedenti (specificare)

Ce l’avete presente i titoli dei giornali dei giorni scorsi sull’ora di religione nelle scuole e sui crediti relativi?

A parte il fatto che quando leggi sui giornali di argomenti di cui sai qualcosa, ti vengono i brividi per come riescono a non essere chiari (e poi magari ti chiedi se è ignoranza o cattiva volontà…), forse è importante ricordare che è’ un ricorso al Tar su una Ordinanza Ministeriale dell’allora ministro Fioroni del 2007.

E’ un particolare di nessuna importanza?

Boh… adesso è ferragosto.

Compito in classe

I ragazzi sono seduti in quattro file. Scrivono a testa bassa, in silenzio. Già questo mi sembra un miracolo. Li guardo assorti tra limiti e grafici: sembra che sappiano tutto. So già che non è così, ma è già qualcosa.

Li guardo e mi soffermo sui particolari. I polsi sono nudi: è passata l’epoca degli orologi colorati, è passata quella dei braccialetti colorati e poi quella dei braccialetti con il sonoro. Come è passata l’epoca dei capelli con la cresta, dei capelli verdi, dei capelli lunghi, dei capelli che stavano tutti dritti con il gel, Adesso forse è l’epoca dei ciuffi che coprono gli occhi. Le ragazze hanno smesso i tagli scolpiti, il liscio creato con la piastra e portano spesso capelli lunghi, anche ricci, al naturale. O che sembrano tali. E’ passata l’epoca degli ombelichi scoperti che ti veniva voglia di coprirli con una sciarpina. L’intimo femminile è tornato intimo mentre quello maschile è uscito allo scoperto. Sono tornate le scarpe di tela: avranno freddo questo inverno. Capisco che si preocccupino se piove. All Stars colorate e superga bianche. Le scarpe che sembrano i piedi di ufo robot sono out. I maglioncini sono di lana leggera con lo scollo a v o rotondo, in tinta unita o a righe. Qualche felpa sopravvive.

I loro diari sono scarni e se li leggi ci trovi solo i compiti o poco più: eppure solo ieri avevano dei diari che avevano perso la loro originale forma e dimensione, sovraccarichi di foto, biglietti, frasi, numeri fdi telefono, cuori giganti, sigle incomprensibili. Era il loro modo di comunicare: non avevano il cellulare, non avevano msn, non avevano facebook. Ecco cos’è fb: un grande, enorme diario in cui ciscuno ci può scrivere quello che vuole. Il cellulare ha preso il posto del fisso, msn sta prendendo il posto del cellulare. Forse fb prenderà il posto di msn.

Prima i ragazzi si trovavano per strada il pomeriggio a questo o quel muretto, in questo o quel mac, tutte le sere, anche se non avevano niente da fare: adesso si trovano su msn. Prima la scuola era anche un punto di incontro, un luogo dove si ritrovava gli amici o dove se ne incontrava di nuovi: adesso c’è msn. O netlog. O fb. O che ne so io.

I ragazzi sono cambiati. Che banalità. I ragazzi sono diversi. Per forza: vivono in un mondo diverso. I ragazzi di oggi sono peggio di quelli di ieri. Certo, il diverso lascia sempre sconcertati. E per togliersi il pensiero si dice sempre che erano migliori quelli di prima. Che stupidaggine.

Forse adesso fanno più fatica a stare di fronte al reale.  Quando a pochi anni venivano mandati ad aiutare i genitori nel lavoro dei campi il reale stare di fronte al reale gli era molto più familiare.

DRINNNNNNNNNN

Bella forza.