Ma dov’è Saturno?

Perché se qualcuno lo cerca probabilmente è qui, contro di me. E magari anche Marte.

Se interrogo, sono impreparati, se spiego, i miei studenti fanno amorevolmente i fatti loro, se cerco di utilizzare la rete per collegarmi con i tablet dei miei alunni, la rete non funziona, se compro qualcosa su internet mi arriva rotto, se insisto con un’altra occasione scopro che ho la carta ricaricabile vuota, se accendo il pc per preparare il compito per domani mi accorgo di un rumore strano e vedo il video innegabilmento NERO, se cerco di stampare qualcosa dal tablet, mi accorgo che manca il toner, se cerco la pennina in borsa per finire finalmente dei documenti per scuola mi accorgo che l’ho lasciata nel pc di scuola  e immediatamente penso che non la rivedrò più visto che mi hanno rubato dalla sala insegnanti un tappetino yoga (che ci facesse il mio tappetino yoga in sala insegnanti non ve lo posso proprio dire…)

E, badate bene, tutto questo (e molto altro) in due giorni.

Domani mi si romperà la lavatrice. E la lavastoviglie. In genere mi si ribella tutto contro per qualche giorno e poi  la bufera passa.

Ma mentre sono nella bufera mi sembra che non riuscirò mai più a riprendere i fili nelle mani, spiegare ed interrogare come sempre, preparare e riportare i compiti corretti come sempre, presentare le programmazioni come faccio ogni anno.

E più che mi arrabatto e più che va tutto a gambe all’aria e non mi ricordo di una riunione a scuola, e non metto i voti delle interrogazioni e riprendo a lavorare a maglia e mi ritorna la tendinite al polso.

Basta.

Vado a fare un bagno nella propoli.

O uno scrub all’aglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Non lo sopporto più

No, non è mio marito. E’ fb. Odio le facce sorridenti, le coppie sbaciucchiantesi, le famiglie al completo e ben vestite, i bambini, ommioddio i bambini! poveretti, messi in mostra come si faceva prima con i regali di nozze: filmati del suo primo dentino, del suo primo passo, del suo primo lancio di pappa… foto a testa in giù, a testa in su e tutti a dire che bello che bello (l’uovo nel cestello…) Non sopporto gli inviti a giocare con questo e con quello, non sopporto gli inviti a cliccare su questo e su quello…. Non sopporto quando mi insinuo e mi lascio trasportare e scopro che quello si è sposato, l’altro ha avuto un figlio e non so se dir loro qualcosa o passare come un paesano curioso e un po’ pettegolo senza dire niente perché in fondo io chi sono…

Però..

Però ci sto perché a volte è comodo.

Nel televisore ci sono delle persone che si tuffano: hanno costumini rosa con perline e paillettes. Prendono voti da cinque persone che sembra se ne intendano.  Ma non faceva  Bim bum bam quel giurato lì a destra? Un signore con un vestito  bluette gessato parla con altri tipi con orribili vestiti grigi con cravatta blu. Dottore, procedure, morte fiscale, computer, signor Rossi, ira di Dio, dichiara pochissimo, dipendente, entrate, uscite, crisi, mercato fermo. Grandi spostamenti. Sono a favore della ricchezza, dicono. Vorrei vedere chi è a favore della povertà.  Cerco la crisi nelle pubblicità. Penso che si potrebbe fare a meno dell’ammorbidente, dei gioielli, della carne in scatola. Siamo il paese a più alta fibrillazione politica d’Europa. Forse abbiamo bisogno della cardioversione. Una tipa che ha lasciato l’università di filosofia ha trovato un impiego per SOLI 1500 euro al mese per fortuna con un orario flessibile così non perde le sedute psicoanalitiche e il corso di pilates . Dicono che è un film bellissimo ma a me sembra stupido. La Di Santo ti fa il culo tanto. Insegnare è il mestiere più bello del mondo. E si fa una cannetta nel letto con il foulard da malata terminale.Questi due a piedi nel deserto, invece, sono carini: passo zoppicante, zaini in spalla. Andrà tutto bene, dice lui. No, non è vero dice lei. Passa una macchina che non si ferma. Lui chiama Jim che la fa stare dietro di lui. Adesso dalla macchina esce un uomo insanguinato con un coltello conficcato nel torace. Il sangue non è rosso, direi marroncino, quasi arancio. O mioddioèlui dice lei. Denti sani per tutta la vita? pancia piatta dopo i pasti? Un bambino fa le bizze: il babbo lo prende in braccio ma non ce la fa perché una vecchia arpia con i capelli bianchi lo redarguisce violentemente perché lo ignori. Il bimbo scaraventa tutti igiochi: mi sa che ce l’ha con la vecchia arpia. Genitori non si nasce, si diventa. Facciamo vedere a tata Lucia come siamo bravi. Una tipa con i pantaloncini corti e una maglietta a pois strilla immersa in una buca al centro di un palcoscenico. Saluta. Meno male. Per la strada una bimba piange. Niente tata lucia. Un programma fortemente sconsigliato ad un pubblico di minori: disturbi intimi, rumori terribili notturni, lezioni sulla prostata. vestibulodinia. Una donna su dieci ne è affetta. . Questi dottori che vagano per le città sono inquietanti. Prurito irritante al sedere? Ragadi! Vite in apnea. Ma perché pensano che ci interessi stare nella vita di tutti? Il compleanno di Thomas: perché non mi hai invitato? Non è che mi piace… una botta. Per il regalo due euro diviso venti. Thomas ha espresso questo PIACIMENTO verso Noemi.

Voglio il Commissario Maigret.

Riunione di condominio

Le riunioni di condominio sono guerre. Di qualunque condominio si tratti, e non importa se si parla di tanti soldi da dividere o pochi: le tabelle millesimali sono uno scontro armato. Di solito chi sta zitto ha già vinto, perché le guerre si giocano altrove. Lo scontro armato se lo giocano due o tre e ne escono tutti perdenti. E nessuno vuole passare da scemo nemmeno i più deboli, quelli che parlano, parlano e dicono stupidaggini. i forti stanno zitti e guardano gli altri morire sotto i colpi di cecchini che nemmeno hanno pagato. I forti possono essere stronzi o no ma di solito sono stronzissimi. I deboli possono essere scemi o intelligenti. I deboli scemi sono più fortunati perchè neanche se ne accorgono se hanno perso o vinto, tanto poi continuano a fare la guerra a quelli che loro credono forti e invece sono deboli. I deboli intelligenti invece si accorgono sempre di aver perso ma non riescono a fare niente per vincere. E poi ci sono i deboli/forti che non vorrebbero nè vincere né perdere ma vorrebbero fare le cose giuste. Ma questi perdono sempre. da tutti i punti di vista. Soprattutto perché poi non ci dormono la notte. I deboli coglioni. Cioè io.

Solchi

Il DNA scava dei solchi in noi, mi diceva ieri un amico e e, se l’educazione, il contesto trova quei solchi allora attacca altrimenti niente o poco.

Le abitudini che ci diamo sono come dei solchi in noi e possono essere così profondi che non riesci ad uscirne e, comunque, automaticamente rientri in essi ed allontanarsi può costare fatica, si diceva a un corso di aggiornamento. Anche i pensieri seguono dei solchi, e quasi non ti accorgi che prendono sempre quella strada, aggiungevano.

Io, per tradizione familiare, ben conosco i solchi nella terra, quelli belli, morbidi, scavati dalla fatica della vanga, che aspettano i semi prima e poi accolgono l’acqua per mantenerla per loro.

Conosco anche, per età, le rotaie del tram nelle strade quando dovevamo stare attenti che non ci si infilasse dentro la ruota della graziella altrimenti eri in terra che non te ne accorgevi neanche.

Conosco anche i solchi dei pensieri che fanno prendere strade al pensiero che non prevedi ma che gli hai insegnato tu a prendere. Conosco la rabbia per un’abitudine che vorresti perdere ma non ce la fai.

E non ho ancora capito se conviene seguirli certi solchi, lasciarsi cullare da essi o fare una gran fatica per non entrarci. Perché a volte mi sembra che non ci siano solchi belli o brutti per cui il problema sarebbe solo scegliere quelli buoni e stare lontani da quelli cattivi: mi sembra che il problema sia solo quello di stare nel solco senza farsi trascinare sul fondo.

Ma stare in bilico in bicicletta sulle pareti di un solco senza entrarci fino in fondo mica è salutare: tanta fatica senza godere mai della libertà. Senza la libertà di correre allegra dentro un solco che hai scelto e che ti piace e che ti fa correre felice dove vuoi andare. E anche senza la libertà di correre nella steppa senza sapere dove stai andando, contando solo su quello che vedi e fai.

Sempre in bilico tra questo e quello. Che vita di merda, una vita a metà solco.